Thursday, 22 July 2010
11:38 | Posted by
Christian
Oggi vengo svegliato da Victor alle 05.15, anche oggi gli ho chiesto la gentilezza. Scendo giù e faccio colazione, latte con alcuni biscotti che ho comprato ieri. Victor con Carmine, non bevono latte, perché a Victor gli faceva venire il mal di testa, e il suo medico gli ha detto che quando si diventa grandi, il latte fa male e deve essere eliminato.
Quindi Victor mi prende in giro perché la mattina bevo il latte, dice che sono ancora un bambino che deve crescere! Mi fa troppo ridere, anche perché anch’io lo prendo in giro per il mal di testa! È una coppia molto simpatica.
Alle sei, Victor e Carmine sono già in cammino, io riesco ad uscire verso le 06.35. Questa mattina decido di mettere meno acqua nello zaino. Oggi c’è un po’ di freddo, quindi mi sono messo la felpa.
Mi sembra di essere un principe, i fiori si buttano al mio passaggio!
Anche oggi il cammino è un po’ duro, a causa di un sali e scendi per i sentieri. Il primo paese che incontro, dopo circa 13,5 km è Tiebas.
È un piccolo centro che ha un rifugio per il pellegrino e un bar. Mi fermo al bar anche perché ho fame, mi mangio due gelati con il biscotto, che adoro, e mi bevo un bicchiere di birra.
Nel cammino, ognuno ha un proprio ritmo! L'importante è arrivare!
Cerco di collegarmi con il computer per pubblicare il blog, ma niente da fare, non c’è la linea 3G, che mi permette di caricare le foto e il testo con velocità. Non fa niente, seleziono le foto da pubblicare, e riparto. Anche oggi il cammino lo sento duro, io penso che forse è perché sto dormendo poco.
Dopo un’oretta mi rifermo e mi mangio un po’ di prosciutto crudo. Rimetto tutto nello zaino e riparto.
Qui capita un fatto molto particolare, avrò fatto un 50 metri, quando ad un certo punto, è come se ci fosse stata una persona dietro di me, non so come spiegarlo, mi sono spaventato e mi sono girato di scatto, non c’è nessuno, ma il mio sguardo cade sul coltellino che ho usato per tagliare il prosciutto, che è in terra, e una piccola borsa che avevo appeso allo zaino, e dove avevo riposto il coltellino, era aperta. Ho pensato, no, avevo 75 euro, e non c’erano più. Quindi sono tornato indietro, ho guardato attentamente, e ho trovato i soldi! Sono rimasto quindi a riflettere un po’. Qualcuno mi ha avvisato, può essere il mio Angelo custode, e mi far render conto ancor di più di quanto Dio mi è vicino in tutto. Ho riflettuto anche, no penso che sia il cammino, ma è il mettersi nel cammino, e incontriamo Dio sempre a nostro lato, come nel caso del rosario. Il cammino prosegue, oggi mi sembra che non vuole finire e sono fortunato, perché il cielo è nuvoloso, quindi mi avvantaggia la camminata. Ad Olcoz, sbaglio strada, non vedo un cartello, fortunatamente, vedo una signora in un orto, e gli chiedo informazioni. Arriva il marito che gentilmente mi spiega la strada. Sono una coppia molto carina, avranno un 60 anni e hanno ‘aria di essere una coppia semplice e felice. Ha due uova nelle mani, allora gli chiedo se me le può vendere. E lui, mi dice che assolutamente non me le vende, ma me le regala, però, mi chiede come me le mangio. Io gli dico, crude, gli tolgo il bianco e mi mangio il tuorlo. Lui è preoccupato che mi faccia male, a il da piccolo le ho sempre mangiate, con un po’ di sale e limone!
Mi racconta che comunque le galline hanno fatto le uova circa 30 minuti fa, quindi sono freschissime e che le sue galline sono ruspanti, quindi mi dice, sono uova biologiche! Questo signore, mi fa i complimenti per come parlo bene lo spagnolo, mi saluta, e proseguo il cammino, dopo un po’ mi fermo e mi mangio le uova. Il prossimo paese che incontro si chiama Enériz, mi fermo e mi mangio un pincho di prosciutto crudo, sarebbe un piccolo pezzo di pane con il prosciutto, e mi bevo un bicchiere di vino rosso.
Mi riposo un po’ e riprendo il cammino, manca poco, due chilometri e finalmente arrivo alla Ermita de Enaute, sono le 16.15, e ho percorso 29km.
L'ermita de Eunate
L’ermita de Enaute, che significa nella lingua basca, cento porte, è stata costruita dai cavalieri dell’ordine dei Templari nel XII secolo, riportando lo stesso disegno della pianta del tempio di Gerusalemme, ottagonale. Vi sono diversi simboli nel colonnato, che rende questa ermita carica di mistero e suggestione. A lato della ermita, c’è un rifugio in una vecchia casa ristrutturata, che è gestita da una coppia, marito e moglie francesi, che vivono qui e si occupano di dare assistenza ai pellegrini. Offrono la cena e la colazione, si lascia un offerta. Io sono stanchissimo, quindi mi faccio una doccia, lavo la roba e vado a dormire. Dormo per quasi tre ore, mi sveglio alle 19.45, per la cena. Si cena tutti insieme, non siamo in tanti, siamo cinque pellegrini, c’è Victor, Carmine, l’austriaca e Miriam che è una ragazza francese, che come me è partita da Lourdes, solo che lei è passata per Saint Jean Pied de Port, qui i cammini si uniscono a pochi chilometri, infatti da domani, finirà il cammino aragonese e prenderò il cammino francés.
Ceniamo con una minestra di verdure, alcune polpette, pasta con le verdure e uno yogurt. Si chiacchiera, in varie lingue, francese, inglese e spagnolo.
Dopo cena, la signora responsabile del rifugio, cura con un fango, la l’austriaca, che ha i piedi distrutti.
Dopo di che, andiamo nell’ermita e facciamo una meditazione a lume di candela. Ognuno di noi recita nella propria lingua una preghiera con in mano una candela:
“Signore, ti offro questa luce in segno della mia fede e del mio amore.
Con questa luce io voglio offrirti la mia preghiera, il mio cammino verso Santiago e il cammino della mia vita, della mia famiglia, il mio lavoro, le mie preoccupazioni, le miei gioie e le mie tristezze, il mio desiderio di restare fedele verso il credo cristiano e il mio ringraziamento per tutto ciò che ho ricevuto da te, Signore”
Amen
Una pellegrina in meditazione
Finita la preghiera, rimaniamo in meditazione in silenzio, a lume di candela in un’atmosfera carica di pace, di una ricca emozione interiore. Siamo stanchi, ma felici.
Al momento di uscire, arriva una pioggia fortissima, alcuni di noi erano già usciti, io invece con altre due persone rimaniamo ad aspettare che cessi un po’ la pioggia, quindi io, mi riaccendo la candela, e ritorno a meditare. Sono assorto, e contento che ci sia la pioggia, che mi regala un altro momento di meditazione, che viene interrotta da una mano che si appoggia nella mia spalla, e che mi dice è ora di andare, la pioggia si è calmata.
Mi dirigo nel rifugio, la signora che si occupa del rifugio, ha preparato una tisana, la beviamo, tutti vanno a letto, io rimango per scrivere le emozioni della giornata, sono le 01.22, ho finito… e vado dormire…
Un abbraccio a tutti.
Il rifugio, visto dalla Ermita de Enaute
Il tramonto, un'altro giorno se ne va!
11:03 | Posted by
Christian
È l'alba di un nuovo giorno
Oggi vengo svegliato da Victor alle 05.00 in punto, glielo avevo chiesto ieri, così che anche oggi potessi partire presto. Scendo le scale e facciamo colazione insieme, con un ottimo yogurt stile greco, che mi ricorda l’anno in cui ho vissuto a Leeds in Inghilterra, ne super market inglese, vendevano lo yogurt stile greco, fantastico!
Victor e Carmina alla sinistra un pellegrino francese alla destra la mattina nel rifugio di Sangüesa
Esco dall’albergo del pellegrino alle 6.00, e ne approfitto per fare varie foto al paese e al paesaggio, con la luce del sol nascente. Il cammino oggi è abbastanza duro. Una delle cose più interessanti che trovo è la fonte di San Francesco, che è stata costruita nel XVIII secolo per ricordare il passaggio del Santo.
Il fiume che attraversa Sangüesa, fotografato all'alba.
Mi aspettano 22km prima di incontrare un centro abitato. Il cammino è scosceso, salite e discese, che lo rendono particolarmente faticoso.
Il cammino
Alle 9.00, decido di fare una pausa, e immerso nella naturalezza, mangio un po’ di frutta. Riprendo il cammino fino ad arrivare a Izco. A Izco mi riposo, mi mangio un gelato col biscotto, scambio due chiacchiere con una pellegrina austriaca.
La pausa
Oggi le riflessioni le ho fatte su come molte persone, mi dicano che non vanno in chiesa perché non credono nei preti. Come si possono fare simili affermazioni mi chiedo. Cosa vuol dire credere nei preti? Chi sono i preti perche dovremmo credere in loro? C’è una grande distorsione della realtà. La realtà è che esiste Dio, che attraverso Gesù ha fondato la chiesa con Pietro. La chiesa è come noi, in cammino. Nel mondo ci sono persone buone e persone non buone, nella chiesa ci sono persone buone, sante, e persone che hanno perso il cammino, o che forse non l’hanno mai cercato, e che si macchiano di colpe gravi. Ma noi, non siamo qui per giudicare gli altri, ognuno di noi deve guardare il proprio cammino. Se una persona butta l’immondezza per terra, manca di rispetto a se stesso e alla collettività. Se vogliamo cambiare il mondo iniziamo noi a non buttare l’immondezza nella strada, non ha senso giudicare l’altra persona, o buttare l’immondezza anche noi perché tanto lo fanno tutti, non cambieremo mai il mondo così. Quindi, nel caso della chiesa, pensiamo al nostro cammino, l’abito si sa, non fa il monaco. I sacerdoti, sono delle persone che studiano teologia, filosofia, alcuni psicologia, e che ci dovrebbero aiutare nel cammino della fede. Ovviamente sta anche a noi cercare sacerdoti che possano essere custodi della nostra fiducia. Ci sono tanti sacerdoti in gamba, e le mele marce sono sempre esistite, esistono e sempre esisteranno, finché esisterà l’uomo, essere imperfetto. Il nostro dovere di cristiani, è perdonare le debolezze altrui. Attraverso il perdono, possiamo amare. Ciò vale sopratutto per noi stessi, se non siamo capaci di perdonarci alcune mancanze, significa che non riusciamo ad amarci, significa che ci condanniamo a soffrire. La sofferenza spesso è causata da noi stessi. Qui vi è un punto importante, la confessione.
La fonte di San Francesco, per ricordare il passaggio del Santo.
La confessione è importante, affinché vi sia la riconciliazione con Dio. Ma vi è anche una base psicologica e spirituale importantissima. Noi dobbiamo accettare i nostri limiti, perdonarli, è lì dove inizia l’amore, prima verso di noi e dopo verso gli altri. Quindi stare nella chiesa, essere praticanti, prevede la confessione, la messa ogni domenica, e seguire i 10 comandamenti. La messa è molto importante, io sento che Dio ci tiene molto, e non mi costa tanto, sono circa un 45 minuti a settimana. Questo, è credere in Dio, e noi dobbiamo credere in Lui e in nessun altro. Il fatto, che chi è stato preposto per aiutarci in questo cammino, a volte sono persone che si sono perse, ciò non è una giustificazione per allontanarsi da Dio, è solamente un meccanismo di difesa vigliacco, per non mettersi in discussione, per non camminare. È meglio contestare, accusare, che guardarsi dentro. Ognuno di noi è libero di scegliere se essere felice o no. La vita non è semplice per nessuno, di sicuro, l’amore può aiutarci a vivere con maggior serenità la vita, con maggior ottimismo, con maggior forza. Gli stessi problemi, affrontati con uno spirito differente possono essere molto più leggeri, o vissuti come una fortuna. Noi possiamo cambiare la nostra vita, non è cambiando la vita, ma la maniera di affrontarla, di viverla. Uno dei grandi miracoli è il perdono. Con il perdono noi possiamo iniziare una nuova vita, una vita dove il passato è cancellato. Questo cammino va fatto insieme a Dio, in due, Dio perdona noi, noi perdoniamo noi stessi. Il perdonare si estende anche agli altri.
I fiori che ornano il cammino del pellegrino!
Molto spesso, alcune sofferenza sono causate da altre persone, che per vari motivi, possono causarci gravi sofferenze. Il saper perdonare, è duale, cioè abbiamo la necessità di perdonare il prossimo per il male causato, e perdonare noi stessi per permettere che al prossimo di causarci la sofferenza. Il perdonare non significa permettere agli altri di continuare ciò ci causa un danno, qui mancherebbe l’amore per noi stessi. Mi sono soffermato molto sul punto del perdono e della confessione perché le considero alcune delle chiavi della felicità.
Anche la terra senza l'acqua si inaridisce.
Dio è come l’acqua, indispensabile per la vita. Qui concludo, a voi le vostre più opportune riflessioni. Oggi il cammino è stato particolarmente duro, soprattutto a causa del sole, a ogni fontana che incontravo, mi bagnavo la testa e il capello!
Finalmente alle 14.50, arrivo a Monreal, dopo 28km di cammino, una cittadina con un 550 abitanti circa, molto carina. Ciò che mi attrae l’attenzione, sono i balconi pieni di fiorellini rossi, che rendono accogliente l’entrata in questa nuova tappa. Cerco l’albergo per il pellegrino, è molto accogliente.
Mi faccio una doccia, lavo la roba, e mi riposo un’oretta, ho un polpaccio rigido, e dei piccoli crampi. Verso le 18.00 mi sveglio, vado a comprare un po’ di cibo per la cena e per la colazione, porto tutto nel rifugio, e vado in un bar della parrocchia, a scrivere un po’, nel mentre mangio un pincho (una porzione) di tortilla e sorseggio un bicchiere di vino rosso. Alle 19.50, pago e vado nella casa parrocchiale a lato del bar, dove alle 20.00 viene celebrata la messa. Entro dentro una sala piccola, dove vi è un altare e delle sedie messe al lato delle pareti. Sedute già ci sono una decina di signore, che chiacchierano in attesa dell’inizio della celebrazione della Santa Messa.
Vi è anche il sacerdote, con cui scambio due battute, mi chiede da dove arrivo, gli dico che sono italiano, e quindi mi dice che farà la benedizione in italiano. Inizia la messa, sto bene, è un ambiente molto familiare e raccolto.
Dopo la comunione, sono tutti seduti, e il sacerdote i chiama, mi fa alzare in piedi, perché mi vuole dare la benedizione del pellegrino che recita in italiano. Io ho già ricevuto la benedizione del pellegrino a Jaca, per cui, penso a tutti voi che seguite il cammino con me attraverso del Blog, e quindi chiedo al Signore, che questa benedizione cada su di voi, perché anche voi siete dei pellegrini, virtuali, ma pellegrini, che ogni giorno accendete il computer e vi collegate, che ci rimanete male se per problemi di linea, non ho potuto mettere on line la descrizione della mia giornata. Leggete, vivete le mie emozioni, siete con me ogni giorno, perché sono nei vostri pensieri, e adesso, avete anche ricevuto la benedizione del pellegrino! Dopo la messa, arriva un temporale fortissimo, che mi blocca per un 15 minuti, per cui scambio alcune chiacchere con il sacerdote. Mi dice cosa faccio e gli dico che sono psicologo. Quindi lui mi racconta che ha 74 anni ed è come se fosse psicologo, ha un incarico nel tribunale della sacra rota, e mi racconta di tanti matrimoni che si annullano per immaturità. Mi dice che la gente non capisce il significato del matrimonio, e che sarebbe meglio che convivessero. Allora io gli chiedo, ma non è permesso convivere, lui mi risponde che non è permesso, e a chi convive, è vietata la comunione e la confessione. Fortunatamente una ragazza gentilmente, con un ombrello mi accompagna fino al rifugio, dove ceno e scrivo. Finisco di scrivere alle 00.30. Oramai anche i pellegrini che da diversi giorni ci rincontriamo nei rifugi, sanno del blog, sanno che scrivo per la notte, sono interessati e mi chiedono l’indirizzo web, perché vogliono seguirlo anche loro!
Un abbraccio a tutti,Christian
10:43 | Posted by
Christian
Ruesta
Anche oggi mi sveglio alle 5.00, alcuni pellegrini che si svegliano presto, fanno un po’ di rumore inevitabilmente, e quindi mi sveglio, e ne approfitto per alzarmi. Voglio alzarmi presto la mattina, è uno spettacolo camminare con il fresco! Ieri Raul, il ragazzo che si occupa dell’albergo del pellegrino, che è uno dei tre abitanti, quando gli ho detto che Ruesta era una città fantasma piena di fantasmi, è sbiancato. Io scherzavo, mi riferivo no ai fantasmi, a quei pensieri, a quelle persone, che sono dovute andare via, e che sicuramente qui hanno lasciato il cuore, una parte di loro. Qui ci si può immaginare, come era la vita, i bambini che giocano, le tradizioni, le feste, la messa la domenica, la scuola, e tante altre cose. Quindi a Raul gli chiedo, ma ci sono i fantasmi qui? E lui un po’ titubando, mi dice, no, come se gli avessero chiesto un qualcosa a cui non poteva rispondere, ma doveva negare! A me affascina questa città fantasma, mi piacerebbe rimetterla come era originariamente, ma ciò è impossibile, ciò che è passato è passato e non torna. Possiamo cercare di rifarlo, ma sarà comunque diverso. Ciò che questa città mi fa pensare, riflettere, è come, i beni materiali a cui noi diamo più valore, le case, in poco tempo, se non si curano crollano. Forse sono solo le vecchie costruzioni che cadono velocemente, però, se noi guardiamo le case degli anni 80, già sono vecchie, hanno bisogno di essere ristrutturate in tutto, mi ricorda la il vangelo:
(19)“Non vi fate tesori sulla terra, dove la tignola e la ruggine guastano, e dove i ladri sfondano e rubano,
(20)anzi fatevi tesori in cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove i ladri non sfondano e non rubano
(21)Perché dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore.
Matteo
Mi avvio al pian terreno, dove i tre abitanti di Ruesta, ci hanno lasciato un po’ di latte, succo di frutta, marmellata. Faccio colazione insieme a Victor e Carmina, lui ha 66 anni e lei 63, sono marito e moglie e fanno il cammino a Santiago de Compostela. Sono catalani e sono molto simpatici. Gli racconto del dialogo di ieri notte, della difficoltà di molti in Spagna di capire l’importanza di una identità culturale. Loro ovviamente non possono essere che contenti, nel sapere che ieri ho difeso la loro cultura. Victor e Carmine, appena finiscono la colazione, si mettono in cammino, i esco dopo circa un 20 minuti. Tra una cosa e un’altra già sono le 06.40, e inizio il cammino.
Per prima cosa, respiro profondamente l’aria fresca e frizzante della mattina, medito e guardo le rovine, il lavoro di anni, le aspettative, i sacrifici, lì, completamente in rovina. Provo a chiudere gli occhi ed ad ascoltare le voci del passato, sento le voci di bambini che si rincorrono, vedo una anziana signora seduta nella porta di casa, sento la vita passata, oramai andata. I passi mi portano inesorabilmente fuori della città fantasma, il cammino mi porta alla Peña de Musera, ad 800 metri, da lì posso guardare per l’ultima volta l’invaso di Yesa e lasciarlo alle mie spalle. La prima città che incontro Undués de Lerda, abitata da 71 abitanti, un paese molto carino, tutto in pietra. Nel mentre che percorro la salita, vengo punto nel polpaccio da un’ape, un dolore incredibile. Il polpaccio diventa rosso, ma continuo la camminata. Qui incontro Victor con Carmine nel bar, l’unico del paese, e fortunatamente hanno una pomata a base di ammoniaca contro le punture di api e vespe, e mi toglie subito il problema. Ho fame, ho già percorso 11,5 km, sono le 9.00, e faccio una seconda colazione. Mi riposo un po’, vedo una signora che teglia delle siepi, e ne approfitto per chiederle informazioni sul paese, mi dice che d’estate vivono circa 500 persone.
L'invaso Yesa
Sono in Navarra adesso, il cammino prosegue, e questi confini testimoniano il cammino che procede, e ciò mi rallegra ovviamente!
Un albero finalmente dopo tanti km di cammino sotto il sole
Verso le 13.00 arrivo a Sangüesa, che dopo Jaca, è un degli unici paesi con qualche abitante in più, 5000 abitanti.
La cittadina è molto carina, San Francesco d’Assisi passò qui tra il 1212-1213 nel suo pellegrinaggi a Santiago de Compostela. All’entrata della città, mi fermo in un supermercato e compro un po’ di frutta, ciliegie, kiwi e una banana, mi siedo in una panchina all’ombra, e mi godo l’essere arrivato ad un’altra tappa!
Oggi ho percorso 22km, ed è stato più faticoso di ieri, nonostante abbia fatto più km. Dopo il piccolo break, arrivo al rifugio, già c’è la coppia catalana e un signore francese che era sia a Ruesta che a Arrés. Mi faccio la doccia, lavo la roba, e mi riposo un po’, dormo un due ore. Mi sveglio verso le 17.34, e vado in un bar per mangiare qualcosa e cercare di scrivere. Il tempo vola, e già arrivano le 19.50, io voglio andare a messa, nella chiesa di Santiago c’è una messa alle 20.00, è una chiesa costruita nel 1144, ma conclusa nel 1365.
La chiesa di Santiago (San Giacomo) Sangüesa
Sono contento di ascoltare la messa, di fare la comunione, visto che ieri che era domenica e ne sono stato impossibilitato. Vado al supermercato e compro qualcosa per la cena, una minestra di pomodoro e una bottiglia di vino rosso, e poi una pasta e il succo d’arancia per la colazione! Non compro nient’altro, perché la coppia catalana, mi ha detto che mi avrebbe comprato degli yogurt, e avremmo diviso la colazione! Rimango scrivendo fino alle 00.30, devo pubblicare il blog, e oggi c’è la linea 3G, quindi è più veloce! Così si conclude la mia decima giornata di pellegrinaggio!
La camerata dell'albergo del pellegrino di Sangüesa
Monday, 19 July 2010
19:59 | Posted by
Christian

L'alba
Sono le montagne che separano la Spagna dalla Francia dalle quali arrivo!
Sono le montagne che separano la Spagna dalla Francia dalle quali arrivo!
È ancora buio pesto, mi sveglio, ho sete, quindi bevo l’acqua della bottiglietta che sempre mi metto a lato, ma non so che ore sono, ho lasciato il telefono giù a caricare, quindi devo scendere con la scala, perché sto dormendo sotto il tetto. Prendo il telefono e vedo che sono le 05.20. Provo a riaddormentarmi ma non ho sonno, avevo detto a Tere di svegliarmi alle 06.00. Non fa niente, scendo, vado in cucina e faccio colazione, poi il tempo di sistemarmi, fare lo zaino e decido di partire. Saluto Tere che mi accompagna per un pezzo di strada fuori dall’albergo e gli lascio i miei saluti per Pilar, che ancora dormiva. Sono le 06.40 e inizio il mio cammino. Mi sento in forma, riposare mi ha fatto benissimo, ho un passo abbastanza veloce.
Il paesaggio inizia a cambiare un po'
Oggi è domenica, e devo assistere la messa, solo che a Arrés avrei dovuto aspettare verso metà mattina, quindi, ho pensato, che mi fermerò in un paese che incontrerò. Ho calcolato che verso metà mattina dovrei incontrare Artieda. Assisto al sole che sorge dalle montagne alle mie spalle, è fantastico camminare a quest’ora, c’è un po’ di fresco, per cui ho un maglioncino. Penso che se posso, ogni giorno mi alzerò così presto, è fantastico.
Mi godo ogni momento, ogni passo, e prego un po’, solo che ho perso il mio rosario già da qualche giorno, l’ho perso prima di arrivare al Somport, per cui devo fare i rosario, usando le mani, visto che abbiamo 10 dita, e poi aiutandomi con i 5 misteri, per non perdere il conto, anche se comunque ogni tanto lo perdo, ma non fa niente, ripeto!
L'ombra del Pellegrino.
Sto per arrivare a Artieda, non è nel cammino, devo fare una deviazione con salita ripida di 800 metri, sono le 10.10, e sto entrando in paese, sono andato a una media di 5,28 e ho percorso già 18,5km in 3 ore e trenta minuti. Arrivo nel paese, e noto la presenza di tante auto, con giovani che stanno dormendo dentro le auto, o per terra, non capisco, ci deve essere stata una festa. Leggo un cartello con su scritto in aragonese “esfendemos a tierra” (difendiamo la terra).
Difendiamo la Terra
Bene penso, un incontro tra giovani per qualche ragione legata alla sensibilizzazione al rispetto per la natura. Arrivo al centro del paese, chiedo a una signora per la messa, ma mi dice, che ieri c’è stato un matrimonio, e il prete ha detto che la messa di ieri era valida anche per oggi, quindi oggi non celebra la messa, bene, ho pensato, devo trovarmi un'altra chiesa, difficile visto che cammino per la campagna, con pochissimi centri abitati, il prossimo paese sarà Ruesta. Decido quindi di andare al bar per mangiare qualcosa, ma il bar è chiuso, e fuori, ci saranno un 8 giovani, ragazzi e ragazze, parlando a voce alta, ubriachi fradici, che non si reggevano in piedi. Che vergogna, sono quei giovani che ieri hanno manifestato, così penso, per la terra. Ritorno davanti alla chiesa, e decido di fare una leggera pausa e di mangiarmi una mela e una banana e di riempire la sacca di acqua. Fermo una persona che passa e gli chiedo informazioni sulla manifestazione a difesa della terra, ha l’alito che puzza d’alcol, si regge a malapena in piedi, capisce che sono italiano egli dico che mi può parlare in spagnolo, e mi risponde “castellano”, (perché la lingua spagnola non è riconosciuta in Spagna, perché accomunerebbe tutti), io si castellano, allora lui mi dice che mi parla in aragonese, si, rispondo, ti capisco lo stesso, per cui gli chiedo di spiegarmi in che consiste questa manifestazione per la terra. Lui è talmente ubriaco che mi parla in castellano, ma a mala pena mi spiega qualcosa, neanche lui lo sa, mi dice che a Arteda vogliono fare un “pantano” significa, la traduzione sarebbe palude, in realtà si tratta di un invaso, per una diga o per avere una riserva idrica. Lui mi spiega che loro manifestano a sostegno degli abitanti, perché Arteda verrebbe sommersa dall’acqua, Io gli faccio notare che è difficile che Arteda possa essere sommersa dall’acqua, perché è in alto rispetto allo sbarramento, che già esiste. Lui allora, dice, si, ma i terreni si inondano. Ma era un po’ fuori, quindi lo lascio e ritorno indietro ed entro nel capannone dove hanno fatto questo incontro. È completamente sporco, un odore di alcol aleggia nel padiglione. Penso che sia una vergogna, persone che manifestano per la terra, e poi si ubriacano durante una manifestazione.
Vedo una persona e la fermo, e gli faccio una intervista che registro col telefonino:
Christian- Quindi, voi state facendo una manifestazione perché vogliono fare un invaso
Alberto - Si soprattutto la difesa della comunità d’Aragon e specialmente questo paese che vogliono inondare perché vogliono ingrandire l’invaso di Yesa
Christian - Che causa questo ingrandimento?
Alberto - Tutta la terra di queste persone che vivono in questo paese si sommerge, e quindi non può più vivere nessuno, perché non ci sarebbero i mezzi per vivere
Christian - Ma gli vanno a pagare la terra, qualcosa?
Alberto - Non so, però l’importante è che le persone vogliono vivere qui
Christian - Voi da dove arrivate, non siete di Artieda?
Alberto - Noi veniamo specialmente da Zaragoza, le persone vengono da Aragón, dal Paese Vasco e dalla Navarra.
Christian - Io ho notato però, io sono andato al bar, e ho notato una decina di persone che erano completamente ubriache, che più ubriache non si poteva, tu che pensi rispetto a questa maniera di protestare, sembra qualcosa,…
Alberto - In generale, in questo caso la protesta è una festa, e se c’è un concerto e ci sono bevande, è normale
Christian - A chi arriva questo messaggio?
Alberto - Principalmente a noi, così che possiamo continuare
Christian - Continuare, però, se voi fate una protesta è per arrivare a un risultato, a qualcuno, voi che risultato pensate di aver ottenuto?
Alberto - Fondi per dopo successive proteste, per farle a Zaragoza, Madrid, dove sia
Christian – (io penso, sii per altre feste a base di alcol) Quindi successivi concerti…
Alberto - No, manifestazioni , se bisogna andare in Europa, in qualche lato, almeno
Christian -Però perché tu pensi che l’invaso qui non va bene
Alberto - Per molte persone, per chi vive qui, che gli vanno a rovinare la vita,
Christian - Però potrebbe
Alberto - Nessuno pensa a questo invaso, perché qui sono molto pochi,
Christian - Però ci potrebbero essere benefici per la collettività
Alberto - Certo si, ma il beneficio per molti contro pochi, è per quello che siamo contro
Christian -Può essere però che vanno a pagare queste persone per andare a vivere da qualche altra parte
Alberto - Si, se gli danno soldi mi pare una buona cosa, però alle persone gli piace vivere qui e vivere di ciò che hanno vissuto tutta la vita, la maggior parte della gente sono qui da tutta una vita, dove vanno?
Christian - No non, chiaro, il problema è che non si sa esattamente, tu, la gente che è qui protesta ma non sa esattamente che cosa protesta, no sa tutto bene, non sa, la maggior parte delle persone qui si sono ubriacate, hanno ascoltato un concerto
Alberto - Ti posso assicurare che quello che sa meno sono io
Christian -Si.. ascolta, devo farti un’altra domanda ascolta, vieni con me, qui c’è, cosa significa questo, (gli indico dei manifesti esposti) “recrecer y esa no es sostenibile”,
Christian -cosa significa?
Alberto - che ingrandire un invase non trae benifici economici (rentable),
Christian -Ascolta, un altro manifesto, “Aragon insorgente y feminista” cosa significa?
Alberto - Questa è un’altra organizzazione che organizza questa manifestazione
Christian -Sono feministe
Alberto - Si… ieri hanno fatto una gincana con un fuoco per rivendicare le sue idee
Christian -Vediamo se ci sono … Cosa significa “Ni pantanos, ni crisis, ni capitalismo, Aragon no rebla indipendenzia y sozialismo” quindi qui siete socialisti
Alberto - Si
Christian -E come unite il discorso difendiamo la terra e dopo con una indipendenza e socialismo, cioè cosa significa indipendenza e socialismo e poi con un “no invase, no crisi, no capitalismo”?
Alberto - Il miscuglio del capitalismo e del socialismo non la capisco, e non so dove, questo punto di vista, io personalmente non lo capisco. Quello che si pretende e che l’invaso e il capitalismo, la regola, non si arrende
Christian -Però che significa no invase, no crisi, no capitalismo
Alberto - Dobbiamo lottare contro chi vuole fare l’invaso, … che dobbiamo protestare…. (poi non sa più cosa dire)
Christian -Però, per te, quante persone hanno letto questo manifesto, o le persone sono venute qui per divertirsi, quante persone oggi hanno parlato, hanno discusso
Alberto - Qui molte persone l’hanno letto, è che è da tenere in conta che la festa iniziava a metà mattina, è una rivendicazione che si fa come festa, è normale che durante tutto il giorno, ci siano persone che finiscono ubriache, io ero il primo che ero nel banco, e ho suonato oggi, insomma il concerto era per cercare di spiegare, tutto è una forma di fare festa
Christian -Io è che non capisco a chi arriva questo messaggio, io posso protestare per qualcosa, mi metto davanti a un municipio, o faccio una lettera, e la gente fa una protesta perché qualcuno la organizza con un fine, si può andare al municipio e spiegare, dovete fare un invaso qui, però ci sono queste persone che stanno protestando e hanno dato alcune motivazioni… per me la vostra protesta, al municipio si mettono a ridere, si sono ubriacati, e già è finito, diranno
Alberto - E di fatto si ride di quasi tutti , che sta finendo una moda, voglio dirti, che se di tutte le proteste che si possono fare, una invece di farla a Zaragoza, o di farla a Madrid o invece di farla in un posto dove tanta gente ti possa ascoltare, una di queste è buono farla dove ci sono le persone che vanno a soffrire, e uno di queste azioni, è questa, durante l’anno ci sono altre azioni, in questo caso si fanno dei cartelli, si mettono a Zaragoza,e la gente viene, qui c’è molta gente di Zaragoza.
Christian -Adesso vediamo un altro cartello, “lottare contro i segnali fascisti spagnoli”, cosa significa?
Alberto - Significa che l’invaso, si capisce che l’invaso è qualcosa di fascista
Christian -Perché fascista?
Alberto - È un qualcosa, una maniera di dire, è una imposizione
Christian -Ma non pensi che i comunisti, per esempio i socialisti, nella storia abbiano fatto molte imposizioni, poi qui in Spagna c’è un governo di sinistra, e quindi… no ti pare, almeno una mia riflessione, che qui le persone non sanno il significato di quello che scrive,
Alberto - no, è che se lo portano alla loro maniera di pensare, diciamo che qui sono tutti di sinistra e quindi gli va di mettere, fascista, come segnale fascista
Christian - E allora potremmo dire che le persone che fanno l’invaso sono musulmani (moros) e andiamo a parlare di più di 500 anni, prima del 1492, quando Granada era degli arabi, allora, queste persone sono musulmane, i fascisti sono morti, è finito
Alberto - …no
Christian -quindi esistono per te i fascisti, e questo invaso è dei fascisti
Alberto - no, personalmente no, l’invaso no, però in questo paese molti sono fascisti e anche in Italia, li ho visti nel calcio (italiano), in Germania
Christian -Però non capisco in questo contesto…
Alberto - Si, come parlare di femminismo qui, lo stesso ci sono antifascisti, non è una festa esclusiva di rivendicazione dell’invaso.
Christian -Va bene, grazie, tu ti chiami
Alberto
Io Christian “encantado”
“encantado “ yo también.
"Il rispetto per la terra"
Inizia delle piccole cose!
Inizia delle piccole cose!
Lascio Alberto, medito, è mai possibile che queste nuove generazioni, siano come canne al vento. Protestano senza capire il perché, chi ha fatto la legge dell’invaso, cosa comporta, se ci sono accordi, i vantaggi economici per chi perde alcune terre. Non sanno niente purtroppo, l’unica cosa è una forma di protesta ignorante, dovuto al perché non sanno. La cosa buffa, è che io adesso mi sono letto alcuni articoli, e l’invaso originariamente è stato fatto per soddisfare le esigenze idriche di Zaragoza, da dove arrivano la maggioranza di persone per protestare, e non sanno che loro hanno l’acqua grazie all’invaso di Yesa. Eppure oggi ci sono tanti mezzi moderni per informarsi. Ma la verità è che il loro obbiettivo è divertirsi, pensano di avere ideali, ma sono vuoti fondamentalmente. Questa intervista, l’ho trascritta per vedere le contraddizioni che contraddistinguono purtroppo le nuove generazioni, i governi attuali, le popolazioni in generale. Non entro in questioni politiche, che non mi interessano, vorrei solamente mettere in evidenza alcuni piccoli particolari, per esempio la mancanza delle elementari regole di comportamento. In una manifestazione a favore della terra, ci si immagina persone che non butterebbero immondezza nella strada, invece no. È un piccolo elemento, ma dal piccolo si può vedere il grande. Per esempio, mi ricordo che in un libro di Padre Pio, San Pio diceva che se una persona ruba nel piccolo, a maggior ragione ruba nel grande. Il cammino della perfezione non avviene nelle grandi cose, ma nelle piccole. L’uomo ancora non ha capito, che il cambiamento deve avvenire dentro di noi, solamente cambiando noi stessi, possiamo cambiare il mondo.
Vado via da Artieda e mi dirigo alla prossima meta, Ruesta, che dista 10,5 km. Nel cammino incontro Clemence, con cui facciamo la strada insieme fino a Ruesta, lui continua al prossimo paese mentre io mi fermo.
Ruesta è una città fantasma, si intravedono le case, completamente in rovina, una torre, che dimostra che anticamente era una fortezza, si intravede anche il campanile della chiesa. Entriamo a Ruesta, vi è un rifugio, una bella struttura completamente ristrutturata e scopro che il totale degli abitanti di Ruesta, sono tre, incredibile, il primo paese che incontro con così pochi abitanti.
Ruesta - La città fantasma - con soli tre abitanti
La storia di Ruesta, si riferisce sempre al problema dell’invaso di Yesa, fu abbandonata nel 1959 e si pensava che potesse essere invasa dall’acqua, per cui il governo espropriò le abitazioni. Per prima cosa, vado al bar e mi ordino un bicchiere di birra e un gelato.
Ruesta
Clemence si ordina una bottiglia d’acqua, e medito se continuare. Io devo ascoltare la Santa Messa, sono le 14.00, ma qui non c’è chiesa, almeno c’è ma è in rovina. Allora telefono al rifugio del prossimo paese, che dista 11,5km e si chiama Undués de Lerda, ma mi dicono che la Santa Messa l’hanno già celebrata la mattina, quindi decido di rimanere a Ruesta, anche perché ho già fatto 29km, e domani voglio tenere questa media, e poi voglio scrivere un po’. Nel mentre, davanti a me vi è un ciclista spagnolo, che si chiama Javier, gli chiedo da dove arriva, e mi dice che arriva da Roma, quindi mi incuriosisce e gli chiedo quali sono le sue motivazioni, se sono religiose. Javier mi risponde, che lo fa per ragioni culturali, per conoscere meglio la storia, ed è da 17 giorni che pedala. Io gli racconto che sono partito da Lourdes e che vado a Fatima, e che le mie motivazioni sono prettamente religiose. Quindi dopo un po’, Javier si alza e mi dice, ho una cosa per te, sicuramente ti può essere utile, si avvicina alla sua bicicletta, apre la borsa, e mi porta un rosario. Lo guardo, no, non ci posso credere, ma questo è il rosario che ho perso in Francia nella tratta da Borce al Somport. Lo dico a Javier, che mi confida che lo ha trovato in Francia, nel tratto dove l’avevo perso! Mi racconta che quando arrivò a Somport, ha chiesto a qualche pellegrino, se qualcuno lo aveva perso, ma nessuno gli diede risposta positiva. Il cammino di Santiago ha un qualcosa di particolare, so che vi sembrerà strano, una coincidenza incredibile, ma nel cammino qui, è tutto normale.
Javier, il ciclista spagnolo che arriva da Roma in bici e va a Santiago, e senza conoscermi, mi restituisce il rosario che ho perso in territorio francese, da Borce a Somport.Io ho riflettuto su questo fatto, io penso che sia un segno, che fa capire che Dio è presente soprattutto nelle piccole cose. Quindi se è presente nelle piccole cose, figuriamoci nelle grandi! Molto spesso parlando con le persone, sento lamentele del tipo che Dio non ci ascolta. Io penso che vicinanza di Dio a noi, deve essere vista ogni giorno nei piccoli particolari. Se Dio interviene per farmi vere un rosario, che sapeva che ci tenevo, a maggior ragione interviene nelle grandi cose. Il messaggio si può identificare come in un altro esempio di San Pio, diceva che il Paradiso si guadagna vincendo ogni giorno contro le piccole tentazioni. Generalmente quando perdo qualcosa, prego Sant’Antonio, e può essere che la preghiera che gli ho fatto, come sempre me la ha esaudita! Adesso è quasi ora di cena, per cui vi saluto e vi invio un abbraccio!
La cena a Ruesta
Eccoci di nuovo, la cena, sono a tavola con un pellegrino italiano che viene da Ravenna e due Spagnoli che vivono nella Zona di Zaragoza. Il discorso della cena, cade sulla politica, sopratutto sul problema che la Spagna ha con la Catalogna, che richiede l'indipendenza, con il paese Basco, la Galizia, Aragona, la Navarra. I principali sono il paese Basco e la Catalogna. I castigliani, definiscono i catalani come persone che vogliono essere diverse. Io gli spiego, che ho vissuto due anni nel cuore della Castiglia, che adoro, e un anno a Barcellona, in Catalogna. Gli spiego, che i catalani non vogliono essere differenti, sono differenti, non sono castigliani. Loro hanno una propria identità. La lingua, una territorio specifico, una storia, il tutto delinea una identità catalana, che giustamente vogliono difendere. I due spagnoli non comprendono questo concetto, che va al di là del volere una separazione, che ha motivi economici, a causa di una gestione in dubbio del governo di Madrid, che toglie risorse alla Catalogna per ripartire i soldi in aree represse, ma con scarsi risultati economici. Il paese Basco e la Catalogna, sono i due motori economici della Spagna. Mattia cerca anche di spiegare la questione del paese Basco, dove tanti giovani sono perseguiti per ragazzate, come delitti politici. Mattia raccontava il caso di un ragazzo basco, figlio di un suo amico, che da cinque anni è costretto a nascondersi, per aver fatto una ragazzata, ha incendiato un bancomat, niente di grave. Solo che questo gesto è stato interpretato di matrice politica, quindi ha delle gravi ripercussioni penali, e rischia di non uscire più dal carcere, per varie ragioni che possiamo immaginare. Sono problemi di difficile gestione, dove il governo di Madrid, deve attuare una politica affinché vi sia un avvicinamento e una unione maggiore tra le differenti culture della penisola iberica. Però questo, è difficile che sia compreso, infatti i due aragonesi, ci dicono che anche in Italia abbiamo lo stesso problema. Gli spieghiamo che è differente, perché il nord è privo di una lingua, necessaria per fare una identità culturale, a differenza di come è in Sardegna. Vi ho racconto la cena, anche per farvi partecipi un po' dei discorsi che si affrontano durante il cammino. Comunque, dopo un po' li lascio, perché dovevo pubblicare questo articolo, che a causa di una linea internet pessima, pubblico oggi.
Un abbraccio a tutti, Christian
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