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Questo Blog è stato aperto inizialmente con l'idea di supporto al pellegrinaggio da Lourdes a Fatima a piedi. Dopo aver aperto il Blog, ho pensato che può essere un mezzo con il quale condividere nella web la mia vita, i miei pensieri.

Este Blog ha sido abierto inicialmente con la idea de apoyar el peregrinaje desde Lourdes hasta a Fatima a pie. Después de haber comenzado el Blog, he pensado que podría ser un medio con el cual compartir mi vida y mis pensamientos en la web .

I've opened this Blog with the idea to support the pilgrimage from Lourdes to Fatima on foot. After opening the Blog, I thought it could be a good medium for sharing my life and my thoughts.
Saturday, 31 July 2010


Anche oggi mi sveglio alle sette, la camerata è deserta, ho dormito solo 5 ore, ma mi sento riposato, pronto per arrivare a Burgos. Anche oggi, c’è Simona, è in ritardo come me. Preparo lo zaino, e insieme andiamo a fare la colazione nell’ottima caffetteria che c’è in Atapuerca. Sono proprio contento, ho dormito poco, ma sono soddisfatto. C’è freddo stamattina, anche ieri c’era molto freddo, penso che la mattina in questi giorni ci siano 8/10 gradi circa, infatti mi metto sia la felpa che la giacca a vento. Dopo la colazione mi metto in cammino con Simona, che dopo un po’ lascio, perché io vado più veloce e poi le spiego, che io la mattina ho bisogno di pregare, di recitare il rosario, di pregare per tutte quelle persone che mi hanno chiesto preghiere, per me, per la mia scrittura, perché ogni giorno poi ho bisogno di trascrivere tutto affinché anche voi che seguite il blog, possiate ricevere queste incredibili emozioni. 

 Una chiesa in cui mi fermo a meditare



Vorrei ogni giorno cercare di trasmettere di più, in questi giorni un po’ mi è mancato scrivere con più dettagli, con maggiori riflessioni. Un metodo che sto utilizzando, perché quando cammino a volte mi vengono i pensieri che vorrei scrivere, ma alcuni pensieri poi scappano via e non riesco a riprenderli dopo il cammino, quindi, con il mio hi phone, registro le mie emozioni, e poi le riascolto la sera, anche se in questi giorni, non sono riuscito neanche in quello. Ho bisogno del silenzio, e godere di questi momenti di preghiera, in cui incontro una grande felicità. Non mi va molto di fare una camminata parlando, il cammino è anche una maniera di stare solo, con noi stessi, meditare il silenzio. Io penso che anche nella vita di ogni giorno, abbiamo la necessità di un momento con noi stessi, parlarci, ridere delle nostre azioni, che a volte possono essere buffe ripensate dopo un po’, e ovviamente, non deve mancare un momento da dedicare in silenzio a stare con Dio, anche se sono solo 15 minuti. Io nel cammino ho tante ore a disposizione, ogni giorno posso passare dalle 6 alle 9 ore camminando, e posso godere di tanta felicità e tranquillità, anche se ironicamente, tutto è accompagnato dal dolore fisico, soprattutto ai piedi, durante le ultime ore di cammino alcune volte sembrano fatti di pietra! Bene, oggi cosa vi racconto, una giornata anche oggi diversa! 


1060 m

Il cammino non ha in se grandi difficoltà, dopo aver superato i 1060 metri di altitudine, segnati da una grande croce dove nel medio vi è dipinta una freccia gialla, che è il simbolo dell’indicazione del cammino. Noi pellegrini seguiamo le frecce gialle, che ci indicano il cammino fino a Santiago, da lì seguirò poi le frecce blu, per Fatima. Le frecce gialle sono stae dipinte negli anni 80 da Eliás Valiña, parroco del Cebrerio, ormai scomparso, e da Andrés Muñoz, presidente dell’Asociación de Amigos del Camino de Navarra. Dopo la grande croce, si vede un incantevole altopiano di 800/900 metri di altitudine, è la splendida pianura di Burgos. 



 Altopiano di Burgos


 Il cammino a lato del fiume Arlanzón

Da qui inizio una discesa all’altopiano, dove una strada, un po’ più lunga mi fa evitare l’aeroporto di Burgos, ma mi regala un bellissimo cammino immerso negli alberi a lato del fiume Arlanzón, fino ad arrivare al centro di Burgos, dove c’è la famosa cattedrale di Santa Maria in stile gotico, iniziata nel 121 e finita nel 1260. 

Una margherita per te, tutta per te!

Qui mi reco all’ufficio del turismo, perché voglio andare all’albergo parrocchiale, che lo aveva consigliato a tutti i pellegrini Don José Ignacio a Logroño. 

 Burgos

Burgos con le torri della Cattedrale

All’ufficio del turismo, mi dicono che c’è un hotel municipale, molto bello, ha 140 posti letto e costa solo 3 euro, inoltre è vicinissimo, a lato della cattedrale.

 La cattedrale di Burgos

Foto con la statua raffigurante il pellegrino!

Mi spiegano che il rifugio parrocchiale è a 20 minuti di cammino, ha solo 20 posti letto e potrebbe essere pieno, e poi mi aggiungono che è solo per persone molto religiose. Io gli spiego che voglio andare lì, per condividere la mia giornata in un ambiente religioso, voglio ascoltare la messa, e così via. Perciò, la signorina dell’ufficio del turismo, mi da’ la cartina e mi segna dov’è l’albergo parrocchiale San José. 

 La casa parrocchiale San José
Il primo piano è l'albergo, il secondo, l'appartamento di Don Carlos.

Rimetto in spalle lo zaino e mi reco verso l’albergo parrocchiale, sperando di incontrare un posto. Dopo un po’ di cammino, arrivo, suono, e viene ad aprire un francese, che parla poco spagnolo.

 Christian

Incomincia a squadrarmi, mi dice cosa volevo, io gli rispondo che sono un pellegrino, e che chiedevo ospitalità. Dopo qualche momento di titubanza, mi fa entrare, lascio le scarpe giù, e con lo zaino salgo le scale grandissime, una hall veramente bella. Il francese mi porta nella cucina, e mi spiega le regole dell’albergo, prassi quotidiana. Mi dice che ci sono solo tre pellegrini coreani, e mi da un foglio scritto in italiano dove c’è scritto che alle 19.00 c’è la preparazione della cena, alle 19.30 la messa, alle 20.00 la cena, dopo cena una meditazione, e l’indomani mattina la colazione è servita dalle 06.00 alle 08.00, e che l’albergo vive delle offerte dei pellegrini, e che una persona può lasciare ciò che ha a seconda delle sue possibilità. Quindi, dopo aver letto gli dico che va bene, e questo hospitalero mi mette la cassetta delle offerte davanti. Io quindi gli dico che se non gli dispiace, come è usanza negli altri alberghi a offerta libera, che la mattina, prima di andare via avrei messo quello che avrei potuto, secondo mia coscienza e possibilità. Questo francese, di cui non mi ricordo neanche il nome, insiste, che io gli devo mettere i soldi subito, che lui deve andare a fare la spesa. Io gli rispondo che non se ne parla assolutamente, e che non capisco questa sua insistenza, e gli dico che voglio parlare con il parroco, e che è assurdo questo comportamento. Lui mi dice che non c’è e che arriva più tardi, e che le regole sono queste. Io gli spiego che nel foglio che mi ha dato, c’è scritto chiaramente che uno mette secondo le proprie possibilità. Gli spiego che lui non mi conosce, e che io posso anche non mettere niente, e che di certo non mi obbliga, e gli ribadisco che se non ha i soldi per fare la spesa, che può benissimo non fare la cena. Lui continua a insistere in una maniera incredibile, con uno spagnolo pessimo, con l’altra hospitalera che sapeva parlare solo francese, non so se siano sposati, era arrabbiata. Io ho un carattere molto forte, e nella mia vita di certo non mi faccio spaventare da grossi problemi, figuramoci da due persone ridicole. Alla fine gli chiedo, quanto voleva che mettessi. Allora mi dice che l’offerta è libera, e io dico va bene, prendo una monetina da 20 centesimi, e la infilo nella cassetta, e si sente il tonfo di quando tocca il fondo, e si capisce che è completamente vuota. Quindi gli chiedo se è soddisfatto adesso, ma lui continua a dire che i pellegrini arrivano lì e non mettono niente, che la struttura è cosata tanti soldi. Io gli ribadisco con calma che la struttura non è sua, è della chiesa, ed è a disposizione dei fedeli, dei bisognosi, è nata per dare un appoggio incondizionato al pellegrino. Che l’albergo del pellegrino è una struttura che deve essere aperta a tutti, cattolici e non, atei, musulmani, ebrei, buddisti, etc., e che l’offerta è un qualcosa di personale e gli ribadisco anche che la cena se la può mangiare lui, che io sicuramente non mangio niente. Stavo morendo di fame, anche perché non avevo pranzato, ed erano già le 17.00, ma avrei preferito morire di fame che farmi offrire qualsiasi cosa a quelle condizioni. Quindi il francese inizia, che la regola, è che bisogna mangiare, e che sono obbligato a mangiare. Io lo guardavo allibito, ho pensato, ma dove sono capitato? Non sapevo se ridere a squarcia gola per ciò che vedevo, quest’uomo che avrà un 55 anni, basso e tarchiato, rosso in viso dalla rabbia. Allora, visto che non capiva, gli spiegavo se non ho fame, io no mangio, se vuoi mi siedo a tavola gli dico, ma non mangio, e gli spiegavo che non avevo fame e che non mi può obbligare a mangiare. Niente da fare, quindi glielo spiego in inglese, ma capiva ancora meno. Dopo 20 minuti ero già molo stanco di starlo a sentire, quindi gli ho detto che dopo avrei parlato con il parroco, e che se aveva finito andavo a farmi una doccia. Lui mi voleva mandare via, ma io gli ho detto a chiare lettere che io non mene andavo, che quella non era casa sua, ma era casa mia, io sono un pellegrino nell’albergo del pellegrino, inoltre, la chiesa è casa di mio Padre, io sono suo figlio, e me la godo in pieno. Allora ha preso le mie credenziali, e ha incominciato a dirmi che sono stato in posti dove si pagava, che quindi qui bisognava pagare, e quindi gli ho detto che era veramente privo di etica, e che è molto lontano dall’essere hospital ero. Alla fine mi sono alzato e quindi l’ha dovuta finire, mi ha fatto vedere dov’era la stanza e i bagni. 

 La sala da pranzo dell'albergo parrochiale del pellegrino

La struttura è nuovissima e veramente ben rifinita nei dettagli. 

La sala lettura dell'albergo parrocchiale di Burgos
 La stanza da letto con sei posti letto, dell'albergo parrochiale di Burgos,
io ho dormito nel centrale in alto.

Mi faccio la doccia, a finalmente un momento di pace, l’acqua calda mi rigenera! Mi lavo la roba, e vado a scrivere il blog, prima voglio andare in chiesa che si trova nella stessa struttura, ma stanno facendo le pulizie, quindi vedo un salone parrocchiale con una scrivania e una comoda sedia da scrivania, e chiedo alle signore che si stanno occupando delle pulizie, se la posso utilizzare, e senza esitazione, mi dicono di si, con una felicità negli occhi che mi riempie di gioia. Mi siedo e inizio a scrivere, arriva una di queste signore, e mi dice che chiudono la porta, cosi posso scrivere senza che nessuno mi disturbi, che gentili! Alle 19.00 vado nella sala da pranzo, ho pensato se vogliono aiuto per cucinare, ma vedo che nessuno cucina, nel mentre si presenta uno spagnolo che mi pare si chiama Pino e che mi parla in italiano, dice che prima faceva l’hospitalero. Gli dico che questi due hospitaleros si sono comportati molto male, lui storce il naso in segno di negazione, si, così, e mi dice, sai, gli hai nesso 20 centesimi. Menomale che l’offerta è segreta, che etica che c’è qui! Gli spiego che in ogni caso, questo fatto aggrava di più il loro comportamento scorretto, e che ne parlerò al parroco. Pino con un sorrisetto, mi dice che non mi capirà il parroco, perché non parla italiano. Allora io gli rispondo in spagnolo, e gli dico che parlo molto bene lo spagnolo, che mi sono laureato in Spagna all’Universidad Pontifica di Salamanca, e quando glielo dico si sbianca, e gli dico anche, che non finisce qui, se il parroco è uguale questi due hospitaleros, scriverò una lettera al vescovo di Burgos. Gli spiego, non tollero le ingiustizie, io non mi faccio complice di questo comportamento. Pino, sentito così, se ne va e non si farà più vedere. 

 La Santa Messa celebrata da Don Carlos, a lato Raul.

Continuo a scrivere e alle 19.30 vado alla Santa Messa, così parlerò anche con il parroco, che si chiama don Carlos, così mi riferisce una signora che faceva le pulizie, e mi dice che è una persona molto simpatica, cosa che mi rasserenò molto. Dopo la Santa Messa, c’è l’esposizione del Santissimo, sono molto felice, e rimango a meditare con Gesù, al quale spiego che è incredibile ciò che è successo, e io sento che mi incita a raccontare l’accaduto, presentandomi e spiegandogli chi sono, e perché faccio il pellegrinaggio, e l’accaduto. Dopo la meditazione, don Carlos, è seduto anche lui in meditazione al Santissimo, mi avvicino, e gli dico che gli devo parlare e che lo aspetto fuori, lui mi dice che mi raggiunge in un paio di minuti. Arriva don Carlos, molto gentilmente mi fa entrare nel suo studio, mi presento, gli dico chi sono, perché faccio il pellegrinaggio, dove ho studiato, e si complimenta subito per il mio ottimo spagnolo. Subito mi ringrazio per ciò che gli sto raccontando, e mi dice che capito a pennello, in quanto lui stava scrivendo una lettera alla responsabile degli hospitaleros in Francia, lamentandosi che non vengono pellegrini, e che ha la sensazione che questi due hospitaleros li mandino via. Mi invita a leggere la e-mail che ha appena scritto, e mi invita a scrivere la mia storia, cosa che faccio molto volentieri. 

Don Carlos e Christian nello studio di Don Carlos

Don Carlos mi ringrazia tantissimo, poi, visto che non so dove andare a mangiare, e mi dice che è meglio che non utilizzi la cucina, anche se la roba da mangiare è della parrocchia, e mi invita a condividere la cena con lui. Alle 22.00 circa saliamo nel suo appartamento che è sopra l’area dedicata all’albergo del pellegrino. 

 La gentilissima e ottima cuoca Maria Luisa

In cucina c’è Maria Luisa, una signora molto simpatica che sta preparando la cena, poi arriva anche Raul, che è prossimo al sacerdozio, gli manca un anno, poi arriva Agustin, un altro prete che si chiama Emiliano. Chiacchieriamo di tante cose, del mio pellegrinaggio in Israele, del fondamentalismo religioso, della politica spagnola, catalana, italiana.

 Maria Luisa, Don Carlos, Don Emiliano, Christian, Don Agustin

Ridono troppo, che in Italia c’è sempre crisi, ma non si sa come, sempre riusciamo in Italia a vivere bene e a vendere sempre tutto! Alle 23.00 arriva una telefonata dalla Francia, la responsabile degli hospitaleros è veramente rammaricata, e invita don Carlos a porgermi le più sentite scuse e che mi invierà una lettera di scuse. 

 Maria Luisa, Don Raul, Don emiliano, Christian, Don Agustin

Anche don Carlos è più sereno, perché già da tanti giorni non entra nell’albergo del pellegrino, perché sentiva ostili questi due personaggi. Ci si può chiedere il perché di questo loro comportamento? È molto semplice, sono venuti qui 15 giorni per sostituire l’hospitalera incaricata, perché è in vacanza. Il lavoro dell’hospitalero è duro, bisogna svegliarsi presto, preparare la colazione, poi pulire tutto l’albergo, fare la spesa, poi accogliere i pellegrini, cucinare, stare con loro. Ovviamente meno pellegrini hai nella struttura, meno lavoro devono fare, non sono venuti con lo spirito che accomuna i volontari, sono venuti semplicemente per farsi le vacanze gratis. Non voglio pensare anche per altre ragioni economiche, come fare la cresta nelle offerte, non lo voglio assolutamente pensare. Maria Luisa, mi vuol servire della carne, ma io il venerdì non mangio carne, quindi gentilmente mi prepara un uovo fritto, e passo veramente un’ottima cena, nella bufera, posso ritenermi sempre molto protetto dall’alto. Cè anche il vino rosso, ed è strano, perché nessuno beve vino rosso. Quindi a Maria Luisa le chiedo perché c’è il vino rosso, e lei mi risponde, Christian, è la provvidenza! E io, si, è vero, io adoro il vino rosso, grazie Papà Celeste, non mi fai mancare mai di nulla! Una mia riflessione della giornata di oggi, se io non avessi lottato per difendere i miei diritti, non avrei potuto usufruire dell’albergo, della Santa Messa, e dell’ottima compagnia serale. Si sono fatte le 24.00 e vado a dormire, saluto tutti con un abbraccio e due bacioni a Maria Luisa, e tutti mi dicono che continueranno a seguire il mio viaggio attraverso del blog!



Nella vita dobbiamo lottare, il nostro rispetto inizia nel farci rispettare dagli altri. Non possiamo permettere che qualcuno ci manchi di rispetto. Per esempio la donna e l’uomo non devono permettere di essere maltrattati sia a livello fisico e sia a livello psicologico. Bisogna ribellarsi, a tutti lo dico, è una questione d’amore. Non c’e distinzione di sesso. Il cambio inizia da noi stessi. Non inizia nel non cercare di non maltrattare gli altri, inizia, nel non accettare soprusi, lì nasce l’amore per noi stessi e l’amore per gli altri. In quel momento cambia la visuale dell’altro, e non ci fa più male, vediamo il suo limite, ma non ci può più fare niente, siamo invulnerabili. Adesso vi racconto un altro fatto che vi farà sorridere. Adesso sono in un bar ne centro di Burgos, vicino alla cattedrale, e con la musica classica, sto scrivendo questo articolo. Stamattina mi sono svegliato alle 6.40. alle 7.00 mi sono alzato, ho incontrato i due hospitaleros, sembravano agnelli. Il francese neanche saluta, quindi io saluto, e gli dico che è educazione salutare! Faccio colazione e chiacchiero con una pellegrina coreana, e poi vado a fare lo zaino. Volevo trattenermi, ma un qualcosa dentro di me mi diceva di andarmene, e così ho fatto. Ho salutato gli hospitaleros, e gli ho detto, che non è la maniera di fare questo lavoro. Scendo le scale, giù ci sono gli scarponi, che ho lasciato ieri. Nel mentre che me li infilo, scende la hospitalera, con la faccia da pazza e mi di ce, loco (pazzo), io sorrido, avrei voglia di ridere tanto, scende anche il francese dietro di lei. Sono scesi di corsa, lascia immaginare spinti da un impulso incontrollabile! La francese mi butta la moneta di 20 centesimi per terra, io rido, non mi potete umiliare, vi state umiliando voi da soli, io ho già vinto la mia battaglia, l’ho vinta, io mi sono rispettato, mi sono amato, e non provo nessuna rabbia per loro, provo solo tristezza, per il loro comportamento umiliante. Sorridendo gli dico, avete finito, oggi è il vostro ultimo giorno di lavoro qui, andatevene via subito, se non volete che chiamo don Carlos, e se ne vanno via correndo per le scale, due persone di 55 anni… che vergogna. Io i 20 centesimi me li riprendo, a me non mi umilia, perché mi dovrebbe umiliare, è la conferma che io sono uscito vincitore, è la mia medaglia. L’unica cosa che loro potevano fare è cercare di umiliarmi, ma non è possibile. 

 "La lotta interiore" 
Foto del Cid "El Campeador" Burgos

La lotta non avviene a livello di forza fisica, avviene a livello di forza interiore. La lotta interiore è importante, amiamoci, non permettiamo a nessuno di mancarci di rispetto. L’orologio del mio macbook segna le 12:37:48 è tardi… devo camminare… adesso un'ora circa per caricare il nuovo articolo e via di nuovo in cammino!
Ciao a tutti quanti, vi abbraccio da Burgos!
Christian

ENGLISH

July 30

After sleeping for only 5 hours I wake up at 7 feeling quite rested and more than ready to head to Burgos. I look around and see that Simon has also slept late like me. We prepare our backpacks and head out for breakfast to the excellent little café in Atapuerca. I feel happy today. I did not sleep much last night but I feel rested.
It is cold this morning and I am rugged up in my scarf and hat. The weather is changing and the mornings are getting colder now, with the thermostat sitting somewhere between 8-10 degrees.
After breakfast I set off walking with Barbara, but we do not walk together for too long. I explain to her that I walk faster but also that I like to be alone so that I can pray.
Every day whilst walking I like to take note of my experiences so that I can express the incredible moments and emotions to you all in my blog. But it is not always so easy and there are many days that I wish I could have shared more of my reflections with you all, but many times the thoughts just run away from you and cannot be brought back to later at night for description. One method I use to record my experiences is on my iphone. I record my thoughts in the moment and then I play them back at night when I am working on this blog. But the last few days I could not even do that. I needed silence to enjoy my moments of prayer where I am encountering great happiness. I do not want to be walking and talking. This journey is a way to be alone with ourselves, and ponder within this silence.
I think that even in our everyday lives we need moments to ourselves, to be able to sit and laugh with ourselves and at ourselves. And of course, to grab moments of silence and sit with God even if it may only be 15 minutes.
On this journey I have so many hours each day where I enjoy so much happiness and tranquillity, although ironically in the last few hours of walking it is always coupled with physical pain. My feet feel like they are made of stone by the end of the day.
Today was a little bit of a different day though. I will try to tell you a little about it. The walk itself was a difficult one as we exceeded 1060 metres above sea level. At this point I came across a large cross with a yellow arrows painted onto it. These yellow arrows are a pilgrim’s indicator showing him the way. We pilgrims follow the yellow arrows all the way to Santiago and from there we follow the blue arrows all the way to Fatima.
So after the big cross, there is a charming plateau at 800-900 metres above sea level, which is the beautiful plains of Burgos and from there you begin the descent into Burgos. I took the route into town that went the long way round, but this way I got to walk immersed under treed beside the river Arlazon.
Once in town I head to the office of tourism, to ask about the Parish hotel, which is recommended to all pilgrims by Don Jose Ignacio Logrono. Once there they tell me that there is a pilgrim hall I can stay at which has 140 beds, costs 3 euros, it is close to the cathedral and is it very nice. He then adds that the parish retreat is 20 minutes walk from here, has only 20 beds and may be full. He then added that it was only for those who are very religious. I tell him that I wish to go there because I want to spend my evening in a religious environment and that I wish to hear Mass. So he marks the parish on the map for me and I head off in that direction.
When I find it, I knock on the door ,which is opened by a Frenchman who simply stands and stares at me. I tell him that I am a pilgrim and that I seek hospitality. After a moments hesitation he lets me in. I take my shoes off and head upstairs to the beautiful lobby. The Frenchman then leads me into the kitchen and explains the daily rules of the hotel to me. He informs me that there are only 3 Korean pilgrims staying there and then hands me a piece of paper in Italian that says, at 7pm is preparation for dinner, at 7.30 is Mass, dinner is a 8, after dinner is meditation, and next morning breakfast is served between 6-8am. It also says the parish offers this hospitality to all pilgrims and that when leaving to make an offering if possible, only according to your ability and means. So after reading this I agree. The hospitalero then grabs the collection box and waves it under my nose. He insists I must put my money in immediately, as he must go shopping. I tell him that I do not understand why he is insisting on money in this manner, that his behaviour is somewhat absurd and I ask to speak to the pastor. He insists that these are the rules. I point out to him the list of parish rules which he showed me, and say that if there is no money fro dinner, maybe he should not bother making any. He continues in this way with his very bad manners and at this stage he was joined in his tirade by the other French hospitalera who was a very angry woman
I have a very strong character and I am certainly not scared off very easily in life, especially by two ridiculous characters such as these two. So I ask him what he wishes me to contribute. He replies that the contribution is of our own free will. Fine, I say. I take 20 cents and drop it into the box. As it hits the bottom we all hear the huge thud signifying the box is completely empty. I ask him if he is satisfied and he starts to rant about all the pilgrims who come here who do not offer anything and that it costs money to run the place. I calmly explain that the parish does not belong to him, it belongs to the church and that it has been made available by the church to the faithful and the needy, and that it gives unconditionally to the pilgrims. All pilgrims, and that means Catholics, Muslims, Jews, Buddhists, and atheists. I then tell him that even though he may cook dinner, I will certainly not be eating anything. I was absolutely starving though as I had not eaten any lunch that day and it was already 5 o’clock. But I would rather starve than eat under those conditions.
Then they tell me that the rules are that we have to eat what is offered. I am stunned. I tried to restrain myself at laughing out loud at the ridiculousness of this situation, and at this short stocky 55-year-old French man red faced with anger.
I tell him that I will sit at the table but that he cannot force me to eat, but at this stage he has lost any ability to understand me altogether. After twenty minutes of listening to his ranting I tell him I will talk further with him after I have seen the pastor.
I wanted to be rid of him, so I told him this was not his house, but rather it was my house as I was in a hotel for pilgrims, and that the church was the home of my Father, and as his son it was also my home.
Eventually he showed me to my room and I made my way to the bathroom, and finally to the shower and a moment of much needed peace. The hot water has regenerated my body and soul. I plan on washing my clothes and working on my blog before I go to church. In the parish I notice a lovely desk and a comfortable looking chair, so I asked the cleaner who were working at the time if I could use it to write. He replies, “yes” without hesitation and with happiness in his eyes and this fills me with such joy! I sit and start to write and he closes the door for me so that I can write in peace and quiet. Such kindness.
At 7.30 I head off to mass with plans of speaking with the priest afterwards about all that had transpired in the day. After Mass there is an exposition of the Blessed, and I am happy to keep on meditating and to spend more time with Jesus. After meditation I move to find Don Carlos and I see him sitting in meditation at the Blessed Sacrament. I make my presence felt to him and he says that he will be with me in a few moments.
Don Carlos arrives and very kindly leads me into his study. I introduce myself, and tell him a little about myself, and why I am walking on this pilgrimage. I then tell him about my experience with the two hospitaleros earlier in the day. He thanks me for what I tell him and explains that he is currently writing an email of complaint about them to the head of hospitaleros that was responsible for them, and that mentions that he was going to send them away. He invites me to read his email, then to add my personal experience underneath if I so wished.
Don Carlos was full of thanks towards me, and he then invites me to share dinner with him. So we head to his apartment where we find Maria Luisa in the kitchen preparing dinner. Soon after a young man called Raoul arrived, who was studying to be a priest, and then came Agustin and Emiliano who were both priests. We spoke of many things over dinner. My pilgrimage to Israel, religious fundamentalism, politics, and all this in Spanish, Catalan and Italian. There was a lot of laughter over the table that night.
At 11pm there is a phone call from France. It is the head of the hospitaleros apologising for what has occurred over the last few days and says that he will be sending a letter of apology. This seems to give Don Carlos some peace, as for so many days there were no pilgrims coming to the parish hotel because of the hostility of these two characters.
It is now midnight and I say goodnight to all with a big hug and kisses for Maria Luisa, and everyone tells me they will continue to follow my journey through my blog
I briefly reflect on my day thus far. Had I not fought for my rights earlier in the day I would not have been able to take enjoy the beautiful hospitality of the Parish hotel, and the excellent company I shared this evening.
In life we must fight, and respect for ourselves begins in the respect we share and exchange with others. We cannot let other people disrespect us. Both men and women should not allow themselves to be abused, both physically and psychologically. It is a question of how we express love and that change starts with ourselves. It is not only about not abusing others but also about not accepting abuse onto yourself, and that is where love for not only ourselves but love for everyone else is born.
Now I will tell you something that will make you smile. I am sitting in a bar near the centre of Burgos just nearby the cathedral, listening to classical music as I write this article. This morning I woke early, and was on my way by 7 am. On the way out I passed the two French hospitaleros and they seemed like scared little lambs. The even greeted me so I wished them a good morning and told them that education is a very good thing. I had breakfast with a Korean pilgrim and then I grabbed my backpack and headed for the door. An inner voice was telling me it was time to leave. So I head down stairs and grab my boots, which were sitting waiting for me exactly where I had left them, when suddenly the hospitalera runs towards me with the face of a crazy woman, and the other hospitalero not far behind her. Driven by some crazy impulse they threw the 20 cents at my feet.
I laughed at this action. They were trying to humiliate me but they only humiliated themselves. I had already won my battle. I felt no anger towards them, just sadness for them and their embarrassing behaviour. I smile at them and tell them that today is their last day of work here at the parish, and that they should head off as soon as possible otherwise they would have Don Carlos to deal with.
It is such a shame that such behaviour comes from two people of 55 years of age, who tried to rebuke me with a 20 cent coin.
This fight was not at the level of Physical force, but rather it was a fight of inner strength. And this inner struggle is the most important struggle there is.
Let us love each other, rather than disrespect each other.
Now I must be on my way again as the road calls. I send a big greeting to everyone from Burgos. I embrace you all.
Christian








Friday, 30 July 2010


Oggi mi sveglio alle sette, sono solo in tutta la camerata insieme ad un’altra pellegrina. Scendo le scale e incontro a Simona, con cui compriamo dei biscotti che condividiamo. Oggi mi sono alzato un po’ stanco, anche Simona è stanca. Parte prima di me, ma dopo un due km la raggiungo, camminiamo insieme e ci fermiamo nel primo paese che è Ages. Io sono stanco e sto meditando di fermarmi e Simona lo stesso.



Condividiamo l’idea entrambi, che il cammino ha bisogno alcune volte anche di delle pause, se lo vogliamo vivere in pieno. È un po’ una metafora, anche nella vita quotidiana, se la vogliamo vivere in pieno, si ha la necessità di fermarsi, riflettere, riposarsi. 

 Ages

Ad Ages ci fermiamo nel primo bar che incontriamo. Facciamo un’ottima colazione con due croissant e un’ottima marmellata di kiwi che ha preparato la proprietaria, Ana Maria che gestisce da appena due giorni, il nuovo albergo rural insieme al fratello Carlos. Ci tratteniamo a chiacchierare con Ana Maria. Prima gestivano l’albergo municipale per il pellegrino sempre di Ages. Ci racconta se lue metafore, della vita, del come per essere felici, bisogna fare ciò che ci piace. Lei afferma di essere felice, perché ha incontrato ciò che le piace fare, accogliere i pellegrini e gestire il bar con ristorante. Io comunque le spiego che anche se facciamo ciò che ci piace, può accadere di cadere nell’apatia, e non provare più gioia per quello che si fa. Un sacerdote, mi spiegò, che quando dava molto, si svuotava, allora spariva per un po’, il tempo di riempirsi dello Spirito di Dio; in quel momento, poteva finalmente ridare. La signora Ana Maria non concorda, e mi dice, fare ciò che ci piace porta la felicità. Ci invita a dormire nel suo albergo, il costo è di 10 euro per un letto. Io e Simona ci pensiamo, solo che incominciamo a percepire una energia negativa, poi esce un odore d’immondezza veramente fetido, quindi ci guardiamo e storciamo il naso. Poi sentiamo Ana Maria arrabbiata, è nervosa perché le si è rotta la porta del frigorifero, che ha solo un anno. Io le dico che non si deve preoccupare, sono cose che capitano, in ogni caso interviene la garanzia, e poi le cose si rompono, è normale. Lei no, è veramente arrabbiata. Io e Simona decidiamo di andarcene e proseguire per il prossimo paese. Commentiamo ciò a cui abbiamo assistito, conversazioni, e siamo veramente contenti di essercene andati. Dopo un 2,5 km arriviamo a Atapuerca, è un paesino con 208 abitanti, molto carino. 

 Atapuerca

Ad Atapuerca si trova un sito archeologico che data la presenza umana nella penisola iberica a circa 800.000 anni fa. Ci dirigiamo verso l’albergo, che è privato, molto carino, un posto letto lo paghiamo 5 euro, e la cena 6 euro da consumarsi nell’edificio a lato, che è una casa rural. Lasciamo gli zaini e andiamo a mangiare qualcosa al centro del paese, vi è un negozietto carinissimo che ha anche un bar, gestito da una ragazza veramente gentile, qui ci prendiamo due fette di tortilla che accompagniamo con un buon vino rosso. Rientriamo all’albergo, io mi metto a scrivere mentre Simona cerca di dormire un po’. Decidiamo comunque che verso le 5 saremmo andati a piedi fino a San Juan de Ortega, il paesino dove abbiamo dormito ieri, per ascoltare la Santa Messa. Verso le 17.00 usciamo, solo che sbagliamo e no prendiamo il sentiero, quindi allunghiamo il cammino. La messa è alle 18.00, sono già le 18.05 e io già ho perso le speranze, mancheranno ancora 30 minuti di cammino, per cui mentre io oramai disperavo, Simona ferma una macchina mettendosi praticamente in mezzo alla strada, e una signora gentile, ci accompagna fino alla chiesa e arriviamo giusto in tempo per la comunione. Dopo la comunione, nuovamente una nuova benedizione del pellegrino che dedico a coloro che per i nuovi arrivati nel blog. 

 Benedizione del pellegrino davanti al sarcofago che contiene le Sante reliquie di San Juan Ortega

 Dopo la benedizione al pellegrino, una preghiera alla Madonna

Dopo la benedizione, conosco il sacerdote che ha celebrato la messa, che sostituisce il parroco che viene ogni giorno da Burgos, ma adesso è in ferie. 

  Christian e Don Pino


Quindi mi parla un po’ della storia del monastero, che è grandissimo e non è abitato da nessun monaco. Mi racconta del “miracolo della luce” che si avviene nei giorni dell’equinozio, dove un capitello raffiguranti alcune scene della vita della Madonna, viene illuminato da un raggio di luce che entra con una perfetta angolazione da una finestra della chiesa. 

 Il capitello del miracolo della luce

Qui incontriamo altri pellegrini che avevamo conosciuto nei giorni precedenti, tra cui io incontro Carmine e Victor! 



Riprendiamo il cammino verso le 20.00 anche perché abbiamo la cena. Arriviamo verso le 21.00, e la signora dell’albergo quasi non ci vuole dare da mangiare, perché dice che la cena si serviva dalle 19.00 alle 21.00. Fortunatamente se ne va in cucina, e arriva il cameriere che si scusa, dice che sta passando un brutta giornata. Io e Simona non ci facciamo tanto caso, e ci gustiamo la nostra cena. Rientriamo nell’albergo che è affianco, tutti vanno a letto, e io rimango a pubblicare il blog, finisco alle 02.10, e vado a letto, alcune volte mi chiedo dove trovo tutte queste energie! Un abbraccio

 Albergo di Atapuerca

English

Today I woke at 7am still feeling quite tired. I head downstairs and find Simone there, who is also quite tired, so we share some cookies together before we start our journey. After walking only two kilometres, we decide to pull up at the town of Ages and rest. We both share the same idea that you need to take breaks on the road if you want to enjoy the journey. It’s a lovely little metaphor even for everyday life. If one wants to live life to the fullest, you need to stop, reflect and rest.
So we stop at the first bar we find for quite a long time and have a lovely breakfast of croissants and homemade kiwi jam made by Ana Maria the proprietress. She has only been running this place for 2 days and she says that before that she was running a pilgrim’s hostel for a very long time. She tells us she has a simple philosophy for life. In order to be happy, you must do what it is that makes you happy. Ana Maria has found what she loves to do, which is to make welcome pilgrims on the road and managing this bar and restaurant.
I explain to her that even so, there are some who are doing what they love but they still fall into apathy and sadness.
A priest told me that through giving and giving of himself he felt that somehow he became empty and disappeared. Somehow though, it was in this emptiness that he felt himself fill up with the spirit of God and was finally able to give again.
Ana Maria the proprietress doesn’t agree and insists it is her was that is the right way and she then invites us to sleep in her hostel at the price of 10 euros a bed.
Both Simone and I start to feel the beginning of some negative energy and start to pick up the scent of garbage floating in from somewhere. Ana Maria is also now getting quite upset as she explains to us about her newly broken refrigerator door. We tell her not to worry so much as these things will happen, and take this opportunity to take up our journey again and head for the next town.
Phew! We are both quite happy to have left the bar of Ana Maria.
Another 2.5 kms and we arrive at Atapuerca, a small village of 208 inhabitants. Atapuerca is an archaeological site dating back 800,000 years to the Iberian Peninsula. We head to our hotel, which is a private country house and costs only 6 Euros, which also includes dinner. So we leave our backpacks and head into town for something to eat. We find a cute little bar run by a great girl and settle down for a meal of tortilla and really nice glass of red wine.
When we return to the hotel I try to get some writing done and Simone tries to get some sleep because we decided that we would backtrack a little and head back to San Juan de Ortega, where we were the day before, in the late afternoon so that we could catch the 6 o’clock mass.
We left at five thinking that would be plenty of time but somehow took a wrong path and ended up lost on the road well after mass had already started. At 6.30 Simone manages to hail down a passing car and the lovely lady driving gives us a lift to the church in time for communion. After communion I make a blessing, which I dedicate once again to all the new readers of this blog.
Afterwards I speak a while with the priest about the history of the monastery. He then tells me about the ‘miracle of light’ that happens in the days during the equinox. Where a beam of light enters from one of the windows of the church at just the perfect angle in order to illuminate one of the scenes from the life of the Virgin Mary.
It is now 8 o’clock and we decide to head back for out hotel so that we can have dinner. We arrive at back there at 9 sharp and our hotel proprietress does not want to feed us as she says dinner is served until 9 o’clock only. Fortunately for us a waiter comes from the kitchen and apologises, explaining that she has had a bad day, and that he will serve us dinner. This makes Simone and myself very happy and we enjoy our dinner very much.
It is now late and Simone goes off to bed and I sit up until 2.10 am so that I can work on my blog. It does make me wonder where all this energy is coming from.
A big hug to you all and goodnight.
Christian


Felipe, un pellegrino Gallego che viene dall'sola dall'isola delle Canarie, passando per la Francia, ha già percorso 1200km per un voto.


Nonostante sia andato a letto alle 2.00, mi sveglio alle 7.00. Quasi tutti i pellegrini già sono andati via, scendo giù, dove i due hospitaleros hanno lasciato pane, marmellata, burro, latte, caffè, te. Faccio colazione insieme a Simona e Giampiero, siamo, nonostante siano le sette del mattino, gli ultimi rimasti. Tra una cosa e un’altra parto verso le 8.40. Nella piazza incontro Felipe, un ragazzo gallego molto simpatico, che è vestito da San Giacomo pellegrino. 
Lo chiamo, e si fa fotografare. Mi racconta, che lui è gallego, ha fatto un voto, ed è partito dalla seconda porta Santa che c`è in Spagna e si trova a Galdar, nell’isola Canarias. Il Vaticano ha concesso a Galdar, di avere una porta Santa nella Chiesa Matriz de Santiago de los Caballeros, che si apre in coincidenza con l’anno Giubilare di Santiago de Compostela. Mi ha detto che ha già fatto 1200km. 

Dopo qualche decina di minuti, incontro nel cammino Simona, camminiamo un po’ insieme, ma poi la lascio, io ho il passo più veloce, e poi ho la necessità di pregare, e ho bisogno della solitudine, cosa che è molto semplice nel cammino. 



Mi fermo in una fontana a rinfrescarmi, e moto dei bellissimi pesci che fotografo. 



Dopo un’ora, trovo il primo paese, si chiama Tosantos e decido di fermarmi a bere un caffelatte e mangiare una briosce. 



La prima ora di cammino generalmente è la più difficile, la più dolorante. Poi, dopo un’ora circa, sembra che sia più semplice, i dolori passano, per riapparire generalmente più avanti, verso la fine. Riprendo il cammino, e decido di non fermarmi fino a Villafranca Montes de Oca. Ho fatto già 12 km, sono circa le 11.00. Qui mi riposo, mangio una fetta di tortilla e una porzione di funghi, due bicchieri di vino e riparto per San Juan de Ortega. La strada è bella in salita circa un 5 km fino al Alto de la Pedraja che si trova a 1135 metri di altitudine. 



C’è molto caldo, e nonostante dopo un po’ passo attraverso dei boschi, la strada è molto larga, penso sia stata pensata come taglia fuoco, in ogni caso, si cammina sotto il sole. 




Mi fermo un attimo solo per mangiare un po’ di frutta e proseguo subito. Arrivo circa alle 15.10 a San Juan de Ortega, una cittadina con 29 abitanti, a una altitudine dal mare, di 1000m. 




Sono molto contento di essere arrivato, per prima cosa mi dirigo al rifugio, che si trova nel grande Monastero che un tempo era abitato dal 1138 secondo la regola benedettina, e poi dal 1431, fu affidato ai monaci dell’ordine di San Gerolamo. 


 Santuario di San Juan Ortega

Prima di entrare nel rifugio, mi reco in chiesa, e ringrazio di essere arrivato anche oggi alla meta. Entro nel rifugio, si paga 5 euro, non è una accoglienza a braccia aperta, molto fredda. Prendo un letto, e faccio le solite cose, doccia e pulizia della roba, come tutti i pellegrini d’altronde. Dopo la doccia, cerco di scrivere, ma non ce la faccio molto, sono con un gruppo d’italiani che giocano a carte e chiacchieriamo un po’. 

La benedizione del pellegrino

Alle sei c’è la messa, alla quale partecipo, e dopo la messa, la benedizione del pellegrino, che oramai dedico a tutte le nuove persone che stanno iniziando a seguire il blog. Dopo cena, vi è la tradizione, iniziata dal vecchio parroco, don José Maria, di servire la zuppa d’aglio. 


La zuppa d'aglio




Mangiamo la zuppa d’aglio, accompagnata da un po’ di vino che ho comprato nell’unico bar esistente in questo paese. Anche qui è una nuova occasione per chiacchierare e vivere il pellegrinaggio. Dopo la zuppa con l’aglio, vado fuori, vi è uno spiazzo con dei tavoli in legno, qui incontro Massimo con Federico, mi siedo e mi invitano a mangiare con loro. Un signore, alcune ore prima, ha fatto una distribuzione di scatolette di tonno e aringhe, capelli in paglia, borse, e altri beni alimentari. Massimo e Federico sono molto gentili e invitano anche chi non gli ha ricevuti, a mangiare, e poi le scatolette avanzate, le regalano ad altri pellegrini appena arrivati. Ottimo gesto di condivisione. 


La condivisione del cibo.

Nel pellegrinaggio, si impara molto a condividere le poche cose che si hanno, anche per mancanza di approvvigionamento. È veramente molto bello, e si respira un’aria veramente familiare e fraterna, tutti ci sentiamo uniti, anche se siamo di nazionalità diversa, parliamo lingue diverse, c’è qualcosa che ogni giorno, più passa il tempo, più ci accomuna. Adesso mi reco a scrivere un po’ col computer e a cercare di pubblicare il blog. Sono stanco, e alle 23.00 vado a letto!
Un abbraccio a tutti quanti, e un benvenuto ai nuovi lettori!
Christian

ENGLISH TRANSLATION - 28th JULY 2010
BELORADO - SAN JUAN DE ORTEGA
24 Km- 1000m

I woke up this morning at 7am despite it being 2am when I went to bed. Almost all the other pilgrims had already left for the day. I go downstairs for my usual pilgrim breakfast of bread with butter and jam and of course, coffee and find Barbara and Giampiero. Despite it being still only 7 oclock in the morning, we are the last pilgrims remaining. By the time gather ourselves and depart for the road it is already 8.40am.
I head to the town square and there I meet Felipe, a very nice man from Gallicia, who is actually dressed like a pilgrim heading towards Santiago. I ask to take his picture and then we talk for a while. (I do not understand this bit Christian)
He tells me he has one vote, and the second party that brings Santa `s Spain, and is Galdar, Canarias Island. The Vatican has granted Galdar to have a door in the Holy Church Matriz de Santiago de los Caballeros, which opens to coincide with the Jubilee Year of Santiago de Compostela. He tells me he has already walked 1200kms.
Further down the path I meet Simona and we walk together for a while. Not for too long though as I have a faster pace and I was feeling the need for simplicity and I wanted to be in solitude so that I could pray. I stop at the fountain to cool off and take some photos of bicycles and some beautiful fish.
After another hour of walking I decide to stop for a coffee and a brioche. The first hour of walking is usually the hardest and most painful, and then the pain recedes and the walking becomes effortless, in order to then later, towards the end of the day.
I resume my journey and decide not to stop until I reach Villafranca Montes Oca. I’ve already walked about 12 kilometres and it’s only 11am. Here I decide to break for a lunch of tortilla, mushrooms and some red wine, and then I head out again towards San Juan de Ortega. The road is a beautiful 5 kilometre ascent up to the Alto de Pedraja, which is 1135 kilometres above sea level. Here it suddenly becomes very hot . Even though I am walking through the woods, the path is very wide, as I think it was created by fire and I am walking under the blazing sun. I take a small fruit break and push on with my journey.
I finally arrive at San Juan de Ortega, a small town of only 29 inhabitants, just after 3 oclock. I am very happy to have arrived. Here the pilgrim shelter is located in a great monastery that was once inhabited by the Benedictine Rule in 1138 and then in 1431 it was entrusted to the monks of St Jerome. Before entering the refuge, I go into the church and give my thanks for today, and for having arrived safe at my destination. When I enter the refuge, I pay my 5 euro fee and find the place cold and unwelcoming. I claim myself a bed, I get myself clean, then sit down to try and write, but with little success. So I join a group of fellow Italiand for a round of cards a and a friendly chat which passed the time until mass which was happening at 6pm.
I participated in mass and then after that the blessing of the pilgrim, which I dedicated to all the people who are starting to follow this blog. After dinner they served garlic soup which is a tradition started by the former parish priest Don Jose Maria. So I eat a little soup and drink a little wine and look for an opportunity to talk with some of the other pilgrims.
Outside there is an open space of wooden tables so I head there and meet up with Massimo and Federico, who invite me to sit and eat with them. They told of how they met a gentleman earlier who had shared his food with them and now they were doing the same and sharing what they had. Being a pilgrim you learn to share the few things you have, even if you don’t have much.
It is a very beautiful thing and it creates a sense of familiarity and brotherhood and helps us feel united. Even though we are all of different nationalities and we all speak different languages, it is the little things like the sharing of our resources that unites us.
It is now 11pm and after spending some time writing and publishing my blog , I am ready for bed. Goodnight everyone and a big hug and welcome to all the new readers.

TRADUCCIÓN AL ESPAÑOL - 28 JULIO 2010
BELORADO - SAN JUAN DE ORTEGA
24 Km- 1000m


A pesar de que ayer me fui a la cama a las 2.00, me despierto las 7.00 horas. A esta hora casi todos los peregrinos ya están recorriendo su camino. Me levanto y voy la sala donde los hospitaleros han dejado el pan, la mermelada, la mantequilla, la leche, el café, te. Desayuno junto a Simona y Giampiero y somos, aunque sean las siete de la mañana, los últimos que aún seguimos en el albergue. Entre una cosa y otra parto hacia las 8.40h .En la explanada encuentro a Felipe, un chico gallego muy simpático, que va vestido de peregrino como Santiago Apóstol. Lo llamo, y le hago una foto. Me cuenta, que él es gallego y que ha hecho un voto, que ha salido por la segunda puerta Santa que hay en España que se encuentra en Galdar, en las Islas Canarias. El Vaticano ha concedido a Galdar, el tener una puerta Santa en la iglesia matriz de Santiago de los Caballeros, que se abre en coincidiendo con el año Jubileo de Santiago de Compostela.Me ha dicho que ya ha  recorrido 1200Km.

Tras casi una hora, encuentro en el camino a  Simona, caminamos un poco juntos, pero luego la dejo, yo tengo el paso más rápido y tengo la necesidad de rezar y la necesidad de la soledad, cosa que es muy sencillo de encontrar en el camino.

Me detengo en una fuente para refrescarme, encontrándome con bellos peces que fotografío.

Tras una hora, me encuentro con el primer pueblo, se llama Tosantos y decido quedarme a beber un café con leche y comer algo de bollería.

La primera hora de camino generalmente es la más difícil, la que más duele. Luego, tras una hora aproximadamente, parece que es más simple, los dolores pasan, la reactivación se da generalmente más adelante, hacia el final. Retomo el camino, y decido no pararme en Montes de Oca. Cuando he recorrido12 km, son aproximadamente las 11.00 horas. Me paro a descansar, como una porción de tortilla y una porción de setas, tomo dos vasos de vino. El camino es bello, alrededor de unos 5 km están en cuesta, hasta llegar al alto de la Pedraja que se encuentra a 1135 metros de altitud.

Hace mucho calor, y a pesar de que se cruzan bosques, el camino es muy ancho, creo que está pensado como corta fuego, aún así, todo el rato camino bajo el sol.

Me detengo un instante sólo para comer un poco de fruta y continúo caminando bajo el calor. Llego aproximadamente las 15.10 horas a San Juan de Ortega, un pueblo con 29 habitantes, a una altitud del mar, de 1000m. Estoy muy contento de haber llegado, lo primero que hago es dirigirme al refugio, que se encuentra en el gran monasterio; en 1.138 fue habitado por los benedictinos, y luego desde 1431, fue confiado a los monjes del orden de San Gregorio.

Antes de entrar en refugio, visito a la iglesia, y doy las gracias de haber llegado también hoy a la meta. En el refugio, se paga 5 euros, no es una acogida con los brazos abiertos, sino que es muy fría. Cojo un sitio y hago las cosas habituales, ducha y limpieza de la ropa, la actitud de todos los peregrinos.

Después de la ducha, intento escribir, pero no me concentro, estoy con un grupo de italianos que juegan a cartas y charlamos un poco.

A las seis es la misa, en la cual participo, y después de la misa, la bendición del peregrino, que ahora dedico a todas las nuevas personas que están empezando a seguir el blog. En la cena, existe la tradición, iniciada por el antiguo sacerdote, don José Maria, de servir la sopa de ajo.

Comemos la sopa de ajo, acompañada de un poco de vino que he comprado en el único bar existente en este pueblo. También aquí es una nueva oportunidad para charlar y vivir la peregrinación. Después de la sopa de ajo, me voy fuera, ya que hay un espacio con mesas. Unas señoras, algunas horas antes, han hecho distribución de latas de atún y arenques, cabello de ángel y otros alimentos. Máximo y Federico son muy amables e invitan a los que hemos sido recibidos, a comer, luego las latas restantes, las regalan a otros peregrinos recién llegados. Buen gesto el de compartir.

En la peregrinación, se aprende mucho a compartir las pocas cosas que se tienen, ya que hay falta de abastecimiento, aquí me encuentro con Máximo y con Federico, quienes me invitan a comer con ellos. Esto es realmente muy bonito, y se respira un aire realmente familiar y fraternal, todos nos sentimos unidos, aunque somos de nacionalidades distintas, hablamos lenguas distintas, hay algo que cada día que pasa, más nos une.

Ahora me he dedicado a escribir un poco con el ordenador y a de publicar en el blog. Estoy cansado, y a las 23.00 horas voy a la cama!

¡Un abrazo para todos y todas!¡ y bienvenidos los nuevos lectores!

Christian


Wednesday, 28 July 2010

 Una croce nel cammino

Sono le sette, il rumore dei pellegrini che già dalle cinque del mattino preparano gli zaini, mi svegliano più volte, e adesso decido di alzarmi e andare in cucina a fare colazione. Ci sono delle macchine che con prezzi accessibili, ti distribuiscono yogurt, biscotti, brioche, e in più vi è anche una macchina che prepara il caffè, cappuccino,cioccolata, etc. Tra una cosa e un’altra, mi metto in marcia alle 9.00, è un po’ tardi, ma va bene. Il tempo è stupendo, il cielo azzurro. 


 Le distese di grano

La camminata oggi non è molto impegnativa, solamente il sole potrebbe essere un fattore che appesantisce il cammino, ma fortunatamente trovo varie fontane, in cui mi bagno la testa in cerca di refrigerio. Ho un sistema, nella testa metto una bandana di stoffa, che bagno e sopra mi metto un cappello fatto con materiale impermeabile, che mi protegge benissimo dal sole, e non permette alla stoffa di asciugarsi rapidamente, per cui patisco meno il caldo. 



Il primo paese che trovo si chiama Grañon, e mi fermo per fare una seconda colazione. Mi rimetto in cammino, e dopo alcuni chilometri, entro in Castiglia e lascio alle mie spalle la Rioja. I



l paesaggio cambia, i vigneti lasciano spazio a distese ampissime di grano, e di qualche campo di girasoli.

I Girasoli

I girasoli sembrano vivi, sono tanti, e fanno un po d’impressione! Sono molto belli. Un po’ prima di arrivare a Belorado, c’è un rifugio che con soli 5 euro, ti da’a tanti servizi, tra cui la piscina. 

 La  chiesa di Viloria de Rioja

Molti sono i pellegrini che si fermano, ma io desidero qualcosa di più in linea con il pellegrinaggio. Finalmente verso le 16.00, arrivo a Belorado, e mi reco nel rifugio parrocchiale, ha circa un 24 posti letto, è gratuito, a offerta libera. La mattina offrono la colazione. Il tempo di fare la doccia, lavare la roba, stendere, e comprare qualcosa da mangiare, e mi metto velocemente a scrivere e a pubblicare il blog. Ho il tempo di scambiare una chicchera con i pellegrini con cui condivido l’albergo. 

 Il lavoro nei campi moderno, la raccolta del grano

Già ci siamo incontrati a Logroño, Najera, e pian piano ci si sta conoscendo, in particolare con un gruppo di italiani che arrivano da Torino e Milano. Lo hospitalero è molto gentile, è un signore anziano, che lavora in coppia con una signora anche lei molto gentile. Non c’è la cena di gruppo, ognuno se la organizza per conto proprio, ma essendo piccolo il rifugio, si mangia tutti insieme, è molto carino, si chiacchiera. 

Un momento della cena

Alle 20.00 vado a messa nella chiesa di Santa Maria, a lato del rifugio, e noto che anche tutti i pellegrini italiani, e altri, che sono nello stesso rifugio, partecipano. Il campanile della chiesa è abitato dalle cicogne che hanno costruito dei nidi giganti. 

 La chiesa di Santa Amria a belorado con i nidi giganti delle cicogne.


Tutta la Castiglia è piena di cicogne, che costruiscono i nidi nei campanili. Alle 20.30 il sacerdote ci invita ad andare nella cappella di San giacomo e ci dà la benedizione del pellegrino, in varie lingue, quindi, io la dedico a tutte quelle persone che si stanno collegando per la prima volta e stanno iniziando questo pellegrinaggio attraverso il blog. 

 La Santa Messa

Questa volta ho filmato la benedizione, e spero di riuscire a pubblicarla, perché è un po’ pesante il file. Belorado Il tempo come al solito corre inesorabilmente, già sono le 22.30, tutti a letto, fortunatamente lo hospitalero mi lascia nella sala dove si mangia, e io posso scrivere e pubblicare per il blog. 
Finisco alle 02.00, è tardi, nel mentre arriva Simona, che ha deciso di rientrare e continuare il cammino da dove lo aveva lasciato, non sta tanto bene, quindi le preparo una camomilla e ce ne andiamo a dormire! Un saluto a tutti. 




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