Benvenuto! - Welcome! - ¡Bienvenido!

Questo Blog è stato aperto inizialmente con l'idea di supporto al pellegrinaggio da Lourdes a Fatima a piedi. Dopo aver aperto il Blog, ho pensato che può essere un mezzo con il quale condividere nella web la mia vita, i miei pensieri.

Este Blog ha sido abierto inicialmente con la idea de apoyar el peregrinaje desde Lourdes hasta a Fatima a pie. Después de haber comenzado el Blog, he pensado que podría ser un medio con el cual compartir mi vida y mis pensamientos en la web .

I've opened this Blog with the idea to support the pilgrimage from Lourdes to Fatima on foot. After opening the Blog, I thought it could be a good medium for sharing my life and my thoughts.
Friday, 30 July 2010


Oggi mi sveglio alle sette, sono solo in tutta la camerata insieme ad un’altra pellegrina. Scendo le scale e incontro a Simona, con cui compriamo dei biscotti che condividiamo. Oggi mi sono alzato un po’ stanco, anche Simona è stanca. Parte prima di me, ma dopo un due km la raggiungo, camminiamo insieme e ci fermiamo nel primo paese che è Ages. Io sono stanco e sto meditando di fermarmi e Simona lo stesso.



Condividiamo l’idea entrambi, che il cammino ha bisogno alcune volte anche di delle pause, se lo vogliamo vivere in pieno. È un po’ una metafora, anche nella vita quotidiana, se la vogliamo vivere in pieno, si ha la necessità di fermarsi, riflettere, riposarsi. 

 Ages

Ad Ages ci fermiamo nel primo bar che incontriamo. Facciamo un’ottima colazione con due croissant e un’ottima marmellata di kiwi che ha preparato la proprietaria, Ana Maria che gestisce da appena due giorni, il nuovo albergo rural insieme al fratello Carlos. Ci tratteniamo a chiacchierare con Ana Maria. Prima gestivano l’albergo municipale per il pellegrino sempre di Ages. Ci racconta se lue metafore, della vita, del come per essere felici, bisogna fare ciò che ci piace. Lei afferma di essere felice, perché ha incontrato ciò che le piace fare, accogliere i pellegrini e gestire il bar con ristorante. Io comunque le spiego che anche se facciamo ciò che ci piace, può accadere di cadere nell’apatia, e non provare più gioia per quello che si fa. Un sacerdote, mi spiegò, che quando dava molto, si svuotava, allora spariva per un po’, il tempo di riempirsi dello Spirito di Dio; in quel momento, poteva finalmente ridare. La signora Ana Maria non concorda, e mi dice, fare ciò che ci piace porta la felicità. Ci invita a dormire nel suo albergo, il costo è di 10 euro per un letto. Io e Simona ci pensiamo, solo che incominciamo a percepire una energia negativa, poi esce un odore d’immondezza veramente fetido, quindi ci guardiamo e storciamo il naso. Poi sentiamo Ana Maria arrabbiata, è nervosa perché le si è rotta la porta del frigorifero, che ha solo un anno. Io le dico che non si deve preoccupare, sono cose che capitano, in ogni caso interviene la garanzia, e poi le cose si rompono, è normale. Lei no, è veramente arrabbiata. Io e Simona decidiamo di andarcene e proseguire per il prossimo paese. Commentiamo ciò a cui abbiamo assistito, conversazioni, e siamo veramente contenti di essercene andati. Dopo un 2,5 km arriviamo a Atapuerca, è un paesino con 208 abitanti, molto carino. 

 Atapuerca

Ad Atapuerca si trova un sito archeologico che data la presenza umana nella penisola iberica a circa 800.000 anni fa. Ci dirigiamo verso l’albergo, che è privato, molto carino, un posto letto lo paghiamo 5 euro, e la cena 6 euro da consumarsi nell’edificio a lato, che è una casa rural. Lasciamo gli zaini e andiamo a mangiare qualcosa al centro del paese, vi è un negozietto carinissimo che ha anche un bar, gestito da una ragazza veramente gentile, qui ci prendiamo due fette di tortilla che accompagniamo con un buon vino rosso. Rientriamo all’albergo, io mi metto a scrivere mentre Simona cerca di dormire un po’. Decidiamo comunque che verso le 5 saremmo andati a piedi fino a San Juan de Ortega, il paesino dove abbiamo dormito ieri, per ascoltare la Santa Messa. Verso le 17.00 usciamo, solo che sbagliamo e no prendiamo il sentiero, quindi allunghiamo il cammino. La messa è alle 18.00, sono già le 18.05 e io già ho perso le speranze, mancheranno ancora 30 minuti di cammino, per cui mentre io oramai disperavo, Simona ferma una macchina mettendosi praticamente in mezzo alla strada, e una signora gentile, ci accompagna fino alla chiesa e arriviamo giusto in tempo per la comunione. Dopo la comunione, nuovamente una nuova benedizione del pellegrino che dedico a coloro che per i nuovi arrivati nel blog. 

 Benedizione del pellegrino davanti al sarcofago che contiene le Sante reliquie di San Juan Ortega

 Dopo la benedizione al pellegrino, una preghiera alla Madonna

Dopo la benedizione, conosco il sacerdote che ha celebrato la messa, che sostituisce il parroco che viene ogni giorno da Burgos, ma adesso è in ferie. 

  Christian e Don Pino


Quindi mi parla un po’ della storia del monastero, che è grandissimo e non è abitato da nessun monaco. Mi racconta del “miracolo della luce” che si avviene nei giorni dell’equinozio, dove un capitello raffiguranti alcune scene della vita della Madonna, viene illuminato da un raggio di luce che entra con una perfetta angolazione da una finestra della chiesa. 

 Il capitello del miracolo della luce

Qui incontriamo altri pellegrini che avevamo conosciuto nei giorni precedenti, tra cui io incontro Carmine e Victor! 



Riprendiamo il cammino verso le 20.00 anche perché abbiamo la cena. Arriviamo verso le 21.00, e la signora dell’albergo quasi non ci vuole dare da mangiare, perché dice che la cena si serviva dalle 19.00 alle 21.00. Fortunatamente se ne va in cucina, e arriva il cameriere che si scusa, dice che sta passando un brutta giornata. Io e Simona non ci facciamo tanto caso, e ci gustiamo la nostra cena. Rientriamo nell’albergo che è affianco, tutti vanno a letto, e io rimango a pubblicare il blog, finisco alle 02.10, e vado a letto, alcune volte mi chiedo dove trovo tutte queste energie! Un abbraccio

 Albergo di Atapuerca

English

Today I woke at 7am still feeling quite tired. I head downstairs and find Simone there, who is also quite tired, so we share some cookies together before we start our journey. After walking only two kilometres, we decide to pull up at the town of Ages and rest. We both share the same idea that you need to take breaks on the road if you want to enjoy the journey. It’s a lovely little metaphor even for everyday life. If one wants to live life to the fullest, you need to stop, reflect and rest.
So we stop at the first bar we find for quite a long time and have a lovely breakfast of croissants and homemade kiwi jam made by Ana Maria the proprietress. She has only been running this place for 2 days and she says that before that she was running a pilgrim’s hostel for a very long time. She tells us she has a simple philosophy for life. In order to be happy, you must do what it is that makes you happy. Ana Maria has found what she loves to do, which is to make welcome pilgrims on the road and managing this bar and restaurant.
I explain to her that even so, there are some who are doing what they love but they still fall into apathy and sadness.
A priest told me that through giving and giving of himself he felt that somehow he became empty and disappeared. Somehow though, it was in this emptiness that he felt himself fill up with the spirit of God and was finally able to give again.
Ana Maria the proprietress doesn’t agree and insists it is her was that is the right way and she then invites us to sleep in her hostel at the price of 10 euros a bed.
Both Simone and I start to feel the beginning of some negative energy and start to pick up the scent of garbage floating in from somewhere. Ana Maria is also now getting quite upset as she explains to us about her newly broken refrigerator door. We tell her not to worry so much as these things will happen, and take this opportunity to take up our journey again and head for the next town.
Phew! We are both quite happy to have left the bar of Ana Maria.
Another 2.5 kms and we arrive at Atapuerca, a small village of 208 inhabitants. Atapuerca is an archaeological site dating back 800,000 years to the Iberian Peninsula. We head to our hotel, which is a private country house and costs only 6 Euros, which also includes dinner. So we leave our backpacks and head into town for something to eat. We find a cute little bar run by a great girl and settle down for a meal of tortilla and really nice glass of red wine.
When we return to the hotel I try to get some writing done and Simone tries to get some sleep because we decided that we would backtrack a little and head back to San Juan de Ortega, where we were the day before, in the late afternoon so that we could catch the 6 o’clock mass.
We left at five thinking that would be plenty of time but somehow took a wrong path and ended up lost on the road well after mass had already started. At 6.30 Simone manages to hail down a passing car and the lovely lady driving gives us a lift to the church in time for communion. After communion I make a blessing, which I dedicate once again to all the new readers of this blog.
Afterwards I speak a while with the priest about the history of the monastery. He then tells me about the ‘miracle of light’ that happens in the days during the equinox. Where a beam of light enters from one of the windows of the church at just the perfect angle in order to illuminate one of the scenes from the life of the Virgin Mary.
It is now 8 o’clock and we decide to head back for out hotel so that we can have dinner. We arrive at back there at 9 sharp and our hotel proprietress does not want to feed us as she says dinner is served until 9 o’clock only. Fortunately for us a waiter comes from the kitchen and apologises, explaining that she has had a bad day, and that he will serve us dinner. This makes Simone and myself very happy and we enjoy our dinner very much.
It is now late and Simone goes off to bed and I sit up until 2.10 am so that I can work on my blog. It does make me wonder where all this energy is coming from.
A big hug to you all and goodnight.
Christian


Felipe, un pellegrino Gallego che viene dall'sola dall'isola delle Canarie, passando per la Francia, ha già percorso 1200km per un voto.


Nonostante sia andato a letto alle 2.00, mi sveglio alle 7.00. Quasi tutti i pellegrini già sono andati via, scendo giù, dove i due hospitaleros hanno lasciato pane, marmellata, burro, latte, caffè, te. Faccio colazione insieme a Simona e Giampiero, siamo, nonostante siano le sette del mattino, gli ultimi rimasti. Tra una cosa e un’altra parto verso le 8.40. Nella piazza incontro Felipe, un ragazzo gallego molto simpatico, che è vestito da San Giacomo pellegrino. 
Lo chiamo, e si fa fotografare. Mi racconta, che lui è gallego, ha fatto un voto, ed è partito dalla seconda porta Santa che c`è in Spagna e si trova a Galdar, nell’isola Canarias. Il Vaticano ha concesso a Galdar, di avere una porta Santa nella Chiesa Matriz de Santiago de los Caballeros, che si apre in coincidenza con l’anno Giubilare di Santiago de Compostela. Mi ha detto che ha già fatto 1200km. 

Dopo qualche decina di minuti, incontro nel cammino Simona, camminiamo un po’ insieme, ma poi la lascio, io ho il passo più veloce, e poi ho la necessità di pregare, e ho bisogno della solitudine, cosa che è molto semplice nel cammino. 



Mi fermo in una fontana a rinfrescarmi, e moto dei bellissimi pesci che fotografo. 



Dopo un’ora, trovo il primo paese, si chiama Tosantos e decido di fermarmi a bere un caffelatte e mangiare una briosce. 



La prima ora di cammino generalmente è la più difficile, la più dolorante. Poi, dopo un’ora circa, sembra che sia più semplice, i dolori passano, per riapparire generalmente più avanti, verso la fine. Riprendo il cammino, e decido di non fermarmi fino a Villafranca Montes de Oca. Ho fatto già 12 km, sono circa le 11.00. Qui mi riposo, mangio una fetta di tortilla e una porzione di funghi, due bicchieri di vino e riparto per San Juan de Ortega. La strada è bella in salita circa un 5 km fino al Alto de la Pedraja che si trova a 1135 metri di altitudine. 



C’è molto caldo, e nonostante dopo un po’ passo attraverso dei boschi, la strada è molto larga, penso sia stata pensata come taglia fuoco, in ogni caso, si cammina sotto il sole. 




Mi fermo un attimo solo per mangiare un po’ di frutta e proseguo subito. Arrivo circa alle 15.10 a San Juan de Ortega, una cittadina con 29 abitanti, a una altitudine dal mare, di 1000m. 




Sono molto contento di essere arrivato, per prima cosa mi dirigo al rifugio, che si trova nel grande Monastero che un tempo era abitato dal 1138 secondo la regola benedettina, e poi dal 1431, fu affidato ai monaci dell’ordine di San Gerolamo. 


 Santuario di San Juan Ortega

Prima di entrare nel rifugio, mi reco in chiesa, e ringrazio di essere arrivato anche oggi alla meta. Entro nel rifugio, si paga 5 euro, non è una accoglienza a braccia aperta, molto fredda. Prendo un letto, e faccio le solite cose, doccia e pulizia della roba, come tutti i pellegrini d’altronde. Dopo la doccia, cerco di scrivere, ma non ce la faccio molto, sono con un gruppo d’italiani che giocano a carte e chiacchieriamo un po’. 

La benedizione del pellegrino

Alle sei c’è la messa, alla quale partecipo, e dopo la messa, la benedizione del pellegrino, che oramai dedico a tutte le nuove persone che stanno iniziando a seguire il blog. Dopo cena, vi è la tradizione, iniziata dal vecchio parroco, don José Maria, di servire la zuppa d’aglio. 


La zuppa d'aglio




Mangiamo la zuppa d’aglio, accompagnata da un po’ di vino che ho comprato nell’unico bar esistente in questo paese. Anche qui è una nuova occasione per chiacchierare e vivere il pellegrinaggio. Dopo la zuppa con l’aglio, vado fuori, vi è uno spiazzo con dei tavoli in legno, qui incontro Massimo con Federico, mi siedo e mi invitano a mangiare con loro. Un signore, alcune ore prima, ha fatto una distribuzione di scatolette di tonno e aringhe, capelli in paglia, borse, e altri beni alimentari. Massimo e Federico sono molto gentili e invitano anche chi non gli ha ricevuti, a mangiare, e poi le scatolette avanzate, le regalano ad altri pellegrini appena arrivati. Ottimo gesto di condivisione. 


La condivisione del cibo.

Nel pellegrinaggio, si impara molto a condividere le poche cose che si hanno, anche per mancanza di approvvigionamento. È veramente molto bello, e si respira un’aria veramente familiare e fraterna, tutti ci sentiamo uniti, anche se siamo di nazionalità diversa, parliamo lingue diverse, c’è qualcosa che ogni giorno, più passa il tempo, più ci accomuna. Adesso mi reco a scrivere un po’ col computer e a cercare di pubblicare il blog. Sono stanco, e alle 23.00 vado a letto!
Un abbraccio a tutti quanti, e un benvenuto ai nuovi lettori!
Christian

ENGLISH TRANSLATION - 28th JULY 2010
BELORADO - SAN JUAN DE ORTEGA
24 Km- 1000m

I woke up this morning at 7am despite it being 2am when I went to bed. Almost all the other pilgrims had already left for the day. I go downstairs for my usual pilgrim breakfast of bread with butter and jam and of course, coffee and find Barbara and Giampiero. Despite it being still only 7 oclock in the morning, we are the last pilgrims remaining. By the time gather ourselves and depart for the road it is already 8.40am.
I head to the town square and there I meet Felipe, a very nice man from Gallicia, who is actually dressed like a pilgrim heading towards Santiago. I ask to take his picture and then we talk for a while. (I do not understand this bit Christian)
He tells me he has one vote, and the second party that brings Santa `s Spain, and is Galdar, Canarias Island. The Vatican has granted Galdar to have a door in the Holy Church Matriz de Santiago de los Caballeros, which opens to coincide with the Jubilee Year of Santiago de Compostela. He tells me he has already walked 1200kms.
Further down the path I meet Simona and we walk together for a while. Not for too long though as I have a faster pace and I was feeling the need for simplicity and I wanted to be in solitude so that I could pray. I stop at the fountain to cool off and take some photos of bicycles and some beautiful fish.
After another hour of walking I decide to stop for a coffee and a brioche. The first hour of walking is usually the hardest and most painful, and then the pain recedes and the walking becomes effortless, in order to then later, towards the end of the day.
I resume my journey and decide not to stop until I reach Villafranca Montes Oca. I’ve already walked about 12 kilometres and it’s only 11am. Here I decide to break for a lunch of tortilla, mushrooms and some red wine, and then I head out again towards San Juan de Ortega. The road is a beautiful 5 kilometre ascent up to the Alto de Pedraja, which is 1135 kilometres above sea level. Here it suddenly becomes very hot . Even though I am walking through the woods, the path is very wide, as I think it was created by fire and I am walking under the blazing sun. I take a small fruit break and push on with my journey.
I finally arrive at San Juan de Ortega, a small town of only 29 inhabitants, just after 3 oclock. I am very happy to have arrived. Here the pilgrim shelter is located in a great monastery that was once inhabited by the Benedictine Rule in 1138 and then in 1431 it was entrusted to the monks of St Jerome. Before entering the refuge, I go into the church and give my thanks for today, and for having arrived safe at my destination. When I enter the refuge, I pay my 5 euro fee and find the place cold and unwelcoming. I claim myself a bed, I get myself clean, then sit down to try and write, but with little success. So I join a group of fellow Italiand for a round of cards a and a friendly chat which passed the time until mass which was happening at 6pm.
I participated in mass and then after that the blessing of the pilgrim, which I dedicated to all the people who are starting to follow this blog. After dinner they served garlic soup which is a tradition started by the former parish priest Don Jose Maria. So I eat a little soup and drink a little wine and look for an opportunity to talk with some of the other pilgrims.
Outside there is an open space of wooden tables so I head there and meet up with Massimo and Federico, who invite me to sit and eat with them. They told of how they met a gentleman earlier who had shared his food with them and now they were doing the same and sharing what they had. Being a pilgrim you learn to share the few things you have, even if you don’t have much.
It is a very beautiful thing and it creates a sense of familiarity and brotherhood and helps us feel united. Even though we are all of different nationalities and we all speak different languages, it is the little things like the sharing of our resources that unites us.
It is now 11pm and after spending some time writing and publishing my blog , I am ready for bed. Goodnight everyone and a big hug and welcome to all the new readers.

TRADUCCIÓN AL ESPAÑOL - 28 JULIO 2010
BELORADO - SAN JUAN DE ORTEGA
24 Km- 1000m


A pesar de que ayer me fui a la cama a las 2.00, me despierto las 7.00 horas. A esta hora casi todos los peregrinos ya están recorriendo su camino. Me levanto y voy la sala donde los hospitaleros han dejado el pan, la mermelada, la mantequilla, la leche, el café, te. Desayuno junto a Simona y Giampiero y somos, aunque sean las siete de la mañana, los últimos que aún seguimos en el albergue. Entre una cosa y otra parto hacia las 8.40h .En la explanada encuentro a Felipe, un chico gallego muy simpático, que va vestido de peregrino como Santiago Apóstol. Lo llamo, y le hago una foto. Me cuenta, que él es gallego y que ha hecho un voto, que ha salido por la segunda puerta Santa que hay en España que se encuentra en Galdar, en las Islas Canarias. El Vaticano ha concedido a Galdar, el tener una puerta Santa en la iglesia matriz de Santiago de los Caballeros, que se abre en coincidiendo con el año Jubileo de Santiago de Compostela.Me ha dicho que ya ha  recorrido 1200Km.

Tras casi una hora, encuentro en el camino a  Simona, caminamos un poco juntos, pero luego la dejo, yo tengo el paso más rápido y tengo la necesidad de rezar y la necesidad de la soledad, cosa que es muy sencillo de encontrar en el camino.

Me detengo en una fuente para refrescarme, encontrándome con bellos peces que fotografío.

Tras una hora, me encuentro con el primer pueblo, se llama Tosantos y decido quedarme a beber un café con leche y comer algo de bollería.

La primera hora de camino generalmente es la más difícil, la que más duele. Luego, tras una hora aproximadamente, parece que es más simple, los dolores pasan, la reactivación se da generalmente más adelante, hacia el final. Retomo el camino, y decido no pararme en Montes de Oca. Cuando he recorrido12 km, son aproximadamente las 11.00 horas. Me paro a descansar, como una porción de tortilla y una porción de setas, tomo dos vasos de vino. El camino es bello, alrededor de unos 5 km están en cuesta, hasta llegar al alto de la Pedraja que se encuentra a 1135 metros de altitud.

Hace mucho calor, y a pesar de que se cruzan bosques, el camino es muy ancho, creo que está pensado como corta fuego, aún así, todo el rato camino bajo el sol.

Me detengo un instante sólo para comer un poco de fruta y continúo caminando bajo el calor. Llego aproximadamente las 15.10 horas a San Juan de Ortega, un pueblo con 29 habitantes, a una altitud del mar, de 1000m. Estoy muy contento de haber llegado, lo primero que hago es dirigirme al refugio, que se encuentra en el gran monasterio; en 1.138 fue habitado por los benedictinos, y luego desde 1431, fue confiado a los monjes del orden de San Gregorio.

Antes de entrar en refugio, visito a la iglesia, y doy las gracias de haber llegado también hoy a la meta. En el refugio, se paga 5 euros, no es una acogida con los brazos abiertos, sino que es muy fría. Cojo un sitio y hago las cosas habituales, ducha y limpieza de la ropa, la actitud de todos los peregrinos.

Después de la ducha, intento escribir, pero no me concentro, estoy con un grupo de italianos que juegan a cartas y charlamos un poco.

A las seis es la misa, en la cual participo, y después de la misa, la bendición del peregrino, que ahora dedico a todas las nuevas personas que están empezando a seguir el blog. En la cena, existe la tradición, iniciada por el antiguo sacerdote, don José Maria, de servir la sopa de ajo.

Comemos la sopa de ajo, acompañada de un poco de vino que he comprado en el único bar existente en este pueblo. También aquí es una nueva oportunidad para charlar y vivir la peregrinación. Después de la sopa de ajo, me voy fuera, ya que hay un espacio con mesas. Unas señoras, algunas horas antes, han hecho distribución de latas de atún y arenques, cabello de ángel y otros alimentos. Máximo y Federico son muy amables e invitan a los que hemos sido recibidos, a comer, luego las latas restantes, las regalan a otros peregrinos recién llegados. Buen gesto el de compartir.

En la peregrinación, se aprende mucho a compartir las pocas cosas que se tienen, ya que hay falta de abastecimiento, aquí me encuentro con Máximo y con Federico, quienes me invitan a comer con ellos. Esto es realmente muy bonito, y se respira un aire realmente familiar y fraternal, todos nos sentimos unidos, aunque somos de nacionalidades distintas, hablamos lenguas distintas, hay algo que cada día que pasa, más nos une.

Ahora me he dedicado a escribir un poco con el ordenador y a de publicar en el blog. Estoy cansado, y a las 23.00 horas voy a la cama!

¡Un abrazo para todos y todas!¡ y bienvenidos los nuevos lectores!

Christian


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