Friday, 16 July 2010
22:42 | Posted by
Christian
Oggi mi sveglio naturalmente alle 07.00, senza la sveglia. Scendo le scale dell’albergue del pellegrino, e vado a fare colazione. La stanza era di circa 10 letti, il costo è di 10 euro a letto. La colazione è costata 3 euro. Questo albergue di Canfranc Estación, non è niente di particolare, non hanno il calore che ho incontrato per esempio a Lourdes oppure a Sarrance. Io sono contento, perché sono in Spagna, ma mi mancheranno tantissimo le vallate verdi francesi, la calma e la quiete che ho respirato in questi giorni, il non incontrare quasi nessuno, il poter meditare, contemplare.
Oggi è un altro giorno, e medito un po’ sul mio futuro, ma ho tempo ancora… penso. Io penso che sia la vita che ci insegue, e no noi che inseguiamo la vita. Questo l’ho imparato durante gli anni dell’imprenditoria, accadevano cose che non erano logiche, poi capì questi episodi, che mi portarono a fare il cammino che ho intrapreso cinque anni fa. Molte volte ci intestardiamo a voler fare certe cose per forza, senza ascoltare la vita. Forse la vita ci vuole proporre delle cose più interessanti. Per esempio, a me piacerebbe fare un Phd in psicologia clinica, non elenco i temi perché sono ininfluenti, so però, che se quella sarà la mia strada, mi si apriranno le porte, per cui è inutile preoccuparsi, se mi preoccupo, rischio di fare la scelta sbagliata. Sono consapevole che devo fare una scelta, ma può essere anche un qualcosa a cui io adesso non ho pensato.
Durante il cammino di oggi, ho ascoltato un po’ di musica, REM, Pink Martini. Ho fatto alcune pause per riposarmi e per mangiare un po’, fino a che alle 17.30 sono arrivato a Jaca che è il primo centro abitato un po’ grande, ha un 13.000 abitanti.
Il cammino è stato un po’ più semplice perché era alcune volte in discesa, anche se a causa dei sentieri per evitare le strade asfaltate, molto spesso si scende, e poi si fanno della salite ripidissime che stancano molto, anche perche c’e da contare che ci sono 14kg nello zaino includendo l’acqua, che è importantissima con il sole che picchia sulla testa.
L’albergo del pellegrino di Jaca, è un’ottima struttura gestita dal comune, si paga 10 euro e ti danno un letto. Io sono capitato vicino a Clemence, un ragazzo di 28 anni austriaco, molto simpatico, con cui decidiamo di fare la spesa insieme e cucinare nel rifugio. Andiamo al supermarket, e mi rendo conto che non ha una idea di cosa cucinare e soprattutto di come si cucina. Clemence ha molta fame perché non mangia tutto il giorno perché era in viaggio, è appena arrivato a Jaca per iniziare il cammino di Santiago. Quindi, da buon italiano, compro spaghetti, il sugo napoletano, due fettine di carne, una bottiglia di vino rosso, il parmigiano, e anche la colazione, un brik di latte e uno di succo d’arancia, 500 gr. di biscotti, il pane, due pomodori, due kiwi e due banane, per un totale di 13,45 euro, che dividiamo per due. Sono le 19.15, ci rechiamo al rifugio per cucinare, e nel mentre chiedo all’incaricata del rifugio, che avevo letto che c’era la benedizione del pellegrino. Lei mi dice che c’è, però no nella chiesa di Santiago, ma nella chiesa della Madonna del Carmen. Sono le 19.45, devo correre, scolo gli spaghetti, li condisco, evito che Clemence se li mangi con forchetta e coltello, è bastato lo sguardo, e ha capito che doveva utilizzare solo la forchetta! Poi tolgo la carne, mi scuso con Clemence, lui non vuol venire perché fa il cammino per altri motivi, è cattolico non praticante. Arrivo con passo veloce alla chiesa del Carmen, la chiesa è gremita di gente, ma trovo un posto al centro nella parte sinistra. Deve essere la festa della Madonna del Carmen, celebrano la messa tre sacerdoti.
Sono molto contento di partecipare alla messa, quando sta per finire, il sacerdote chiede se c’è qualche pellegrino, io alza la mano, e mi chiede di andare davanti all’altare. Nel mentre chiese se ci sono altri pellegrini, ma non ce ne sono. Quindi sono solo io, il sacerdote mi chiede di dove sono, io gli rispondo che sono italiano, ma mi richiede ancora di dove, io rispondo di nuovo, sono italiano, ma lui voleva sapere di quale parte d’Italia fossi, per cui gli dico che sono sardo. Quindi mi fa una benedizione tutta per me, chiamandomi il pellegrino sardo che va a Santiago de Compostela e chiedendo alla Madonna che mi protegga durante il cammino. Dopo di che, torno al mio posto a prendere una borsa che avevo lasciato nel banco, e si canta un inno alla Madonna del Carmen:
Salve , María, flor del Carmelo,
dulce consuelo del mortal.
Guía a tus hijos, Madre adorada,
A la morada celestial,
A la morada Celestia.
Desde los cielos la Virgen bella
Nuestra plegaria escuchó;
y compasiva, cual tierna madre,
llena de gracias descendió.
Su voz divina en nuestras almas
Vertió el aroma de su amor,
y en rica prenda de sus ternuras
su Escapulario nos dejó,
su Escapulario nos dejó.
Dopo l’inno, rientro a rifugio, ho una fame incredibile, due signore mi fermano, entusiaste che vado a Santiago de Compostela, mi chiedono preghiere e mi augurano buon cammino! Finito di mangiare, arrivano quattro nuovi pellegrini dal Canada, una famiglia, due padri con due figlie, se non ho capito male. Così si conclude il sesto giorno di pellegrinaggio!
22:48 | Posted by
Christian
Oggi ho varcato il confine spagnolo!
Questa notte non ho dormito tanto bene, mi sono svegliato alle 5.30, e poi sono rimasto in dormi veglia fino alle 7.00. Nella casetta fantastica dove ho dormito, ve la devo descrivere, appena si entra, vi è un pavimento tutto in pietra, due bagni e la cucina, piccolina, con il tavolo in legno, ben rifinita, e con una finestra nel giardino, che lascia intravedere le montagne. Al lato destro dell’ingresso principale della casa, vi è una scala tutta in legno, che porta a due stanze, con il pavimento anche esso in legno, e con le finestre sul tetto, che guardano sulle montagne. In una stanza ci sono 4 letti, nella seconda, 2. Io ho dormito nella stanza con due letti, mentre nella stanza a 4 letti hanno dormito 4 ciclisti, ma è come se avessi dormito solo nella casa, perché sono partiti alle 5 del mattino.
Borce
Alle sette del mattino mi sveglio e vado a fare colazione in cucina. Sono molto contento, oggi arriverò al Somport, da 550 metri della località dove mi trovo, Borce, passerò a una altitudine di 1600 metri. Oggi farò ciò che cinque anni fa ebbi paura di fare, il passo del Somport. Dopo colazione, mi fermo nel bar di Borce, e chiacchiero con Stephanie, una ragazza che lavora nel bar, e mi bevo un caffè. Stephanie mi racconta che lei vive a Borce perché è nata qui, adesso lavora nell’unico bar del paese di soli 163 abitanti, e mi dice che vivono solo persone anziane. Mi racconta che a lei piace vivere lì, Stephanie avrà un 25 anni, la saluto, ci facciamo una foto ricordo e parto! Il percorso si svolge quasi tutto per strade di montagna, con pochi segnali, per cui devo andare ad intuito, e fortunatamente non mi perdo. I sentieri di montagna sono tutti in salita, ed è veramente dura.
La prima pausa la faccio dopo due ore di cammino, mentre la seconda dopo un’ora. Mancano ancora due ore al Somport, sono partito alle 8.40 e arrivo alle 16.00, con una fatica incredibile. Ho pensato a tutte quelle persone che mi incoraggiano, ne ho avuto bisogno, anche se adesso scrivendo, mi sono quasi dimenticato le fatiche. In questo tratto, perdo il mio rosario durante una piccola sosta.
È incredibile, basta arrivare alla mete che ci dimentichiamo ciò che abbiamo patito. Durante il cammino ho pensato al tema della paura. Molte e-mail che ho ricevuto, parlano della paura, per svariati argomenti. Cos’è la paura, è in realtà un qualcosa di molto importante, ci aiuta a proteggerci. Per esempio, io nel cammino di oggi, nei sentieri di montagna ho prestato molta attenzione a dove mettevo gli scarponi, so che un errore, mi potrebbe far scivolare in qualche scarpata, e chi mi trova più? Sempre se sopravvivo! Se non avessi paura, non me ne preoccuperei, ecco che la paura gioca un ruolo fondamentale. Se però la paura fosse troppa, non potrei affrontare i sentieri di montagna, non potrei fare il cammino.
Il castello del principe della paura
La paura deve quindi essere proporzionata. Immaginiamo che la paura sia rappresenta da un fantomatico principe, il principe della paura. Il principe della paura è un nostro consigliere, che ci vuole bene e che ci consiglia per il meglio. Quindi incomincia a dirci tutti i problemi possibili immaginabili che ci potrebbero accadere. Prendiamo la mia camminata, che è stata veramente difficile oggi, il principe della paura s’avvicina e mi dice, non prendere il sentiero, non incontrerai nessuno, se cadi nessuno ti troverebbe, poi stai attento, sai che ci sono frane nelle montagne, qualche sasso potrebbe travolgerti o colpirti in testa, c’è anche il problema dei cani, ti vedono e ti aggrediscono e tu non puoi difenderti, quando finisce il sentiero, e devi prendere la statale, passano molti tir e ti potrebbero schiacciare, poi non devi sottovalutare che ti potrebbe venire un infarto, o magari finisci l’acqua e rischi una disidratazione, etc.
Il principe della paura ci mostra tante possibilità, che non voglio dire che è impossibile che si avverino, ma sta a noi dargli un equilibrato peso, anche perché se no, dovremmo stare in casa, chiuderci, e non so fino a che punto saremmo sicuri!
Il principe della paura può costruirci la nostra prigione senza che noi ce ne rendiamo conto.
Non dobbiamo permettere loro di costruirci la nostra cella, no, le paure sono solamente probabilità che potrebbero accadere, con percentuali irrisorie! Vi è una frase, di Gesù che sempre mi ha fatto pensare, quando si riferisce ai bambini, e dice che se vogliamo entrare nel Regno dei Cieli, dobbiamo tornare come loro. Io adesso medito, i bambini sono degli esseri fantastici, ma per esempio, sono dei sadici incredibili, non si rendono conto se ti fanno male e non gli importa, perché sono egocentrici e non riescono a mettersi nel posto di un’altra persona. Non mi dilungo sul comportamento dei bambini, ma mi chiedo, perché Gesù li cita? Ho studiato per anni il comportamento dei bambini, e alla fine, ho trovato forse una spiegazione. Quando il bambino ha sei mesi, inizia a percepire la paura, il senso del pericolo. Per capire ciò, si fa un esperimento, si mette il bambino in una stanza, dove nel pavimento c’è una lastra di vetro, e sotto c’è un vuoto. Uno sperimentatore, si mette nella parte opposta, chiama il bambino, il bambino deve passare per la lastra di vetro, vede il vuoto e si ferma. A questo punto entra nella scena la madre, chiama il piccolo, la madre rassicura con uno sguardo il bambino, e gli fa cenno di venire. Il bambino, nonostante abbia il senso del pericolo e della paura, attraversa la lastra di vetro. Ciò io lo paragono alla frase di Gesù, dovete tornare come bambini se volete entrare nel Regno dei Cieli, cioè, ad un lasciarsi andare completamente nelle mani di Dio, senza aver paura della vita, lui ci proteggerà sempre! A voi le meditazioni personali a questo pensiero! Adesso mi trovo nel Albergue Pepito Grillo, a Canfranc-Estacione, 1200 metri, e sto scrivendo al computer, con un bicchiere di vino rosso della rioja, e una borsa di ghiaccio nella gamba sinistra, per contrastare una infiammazione al tendine. Oggi ho percorso 27,5 km. Le infiammazioni ai tendini durante il cammino io le curo con il ghiaccio, e all’occorrenza con ibroprufeno, che è un antinfiammatorio. Adesso vi lascio, un abbraccio a tutti.
Tuesday, 13 July 2010
21:59 | Posted by
Christian
Oggi è 13 luglio, è un giorno speciale, perché è la ricorrenza di una delle sette apparizioni della Madonna di Fatima, e oggi a Fatima, c’è una grande festa. Per me è un giorno molto bello, perché mi rendo conto che ho ripreso le forze!
Nonostante la stanchezza, e la non interruzione, oggi mi sono svegliato in forma, un po’ di dolore ancora alle gambe, ma durante il cammino so che si rimettono in sesto. Il cielo è nuvoloso, le punte delle montagne sono ricoperte da nuvole bianco grigio, e mi affascinano. Io sono felicissimo di andare verso il Somport.
Cinque anni fa non andai, ma passai da San Jean Pied de Port , per vari motivi, uno che volevo passare per Roncisvalle perché è un cammino storico, e poi perché no me la sentivo di fare Somport, è in alto, e sono parecchi giorni per le montagne. Questa volta no, già cinque anni fa decisi che lo avrei conquistato il Somport, e domani così sarà.
Oggi sono arrivato a una altitudine di 500 metri, ma domani, arriverò a 1600! Si Somport, sto arrivando! Il cammino di ogi è stato fantastico, quasi tutto per sentieri nella montagna, a parte qualche km fatto nella strada, molto pericolosa a causa dei tir che passano a gran velocità, strade strette, e il problema potrebbe sopraggiungere se due tir si incrociano e tu sei a lato, rischi di essere schiacciato. Ma, comunque, tutto è andato bene. Ho percorso circa 21, 8 km, e la cosa bella è che sto riprendendo le forze. Verso l’una sono arrivato a un paesino, e lí ho incontrato Riccardo con la moglie, la coppia che sta facendo il cammino con due auto. Dopo la pausa pranzo, ho ripreso il cammino attraverso i boschi. Durante il giorno ho pensato a San Francesco, a tutti quei monaci, che si ritirano nelle montagne, s’isolano, rimangono nel silenzio, e godono di tutto ciò che è il creato.
Non c’è bisogno di parlare. Io alcuni anni fa vidi il film “Il gran silenzio”, lo ho adorato quel film, un film muto, che parla dei monaci benedettini ritirati in un vecchio monastero francese nelle montagne, senza elettricità, acqua calda e le comodità che abbiamo noi! Noi posiamo pensare che senza comodità si vive male, io penso che ci equivochiamo.
La bellezza è nel saper godere delle piccole cose, per esempio il cammino può essere visto come una sofferenza, e sicuramente non si può dare torto, una cosa che ancora non ho raccontato, è la camminata del pellegrino, o ma mia per esempio.
Dopo un cammino, è con difficoltà, quasi si zoppica, ma non fa niente, si è contenti, si, contenti di essere arrivati alla meta, contenti di essersi fatti una doccia, contenti che si può camminare senza lo zaino, ci si sente più leggeri, contenti di conoscere nuove persone, nuovi posti.
Adesso sono per esempio, seduto in dei gradini in pietra, vi è un leggero venticello fresco, mi sono dovuto mettere un maglioncino, scrivo, davanti a me vi sono le montagne, le guardo, sono stupende, adesso faccio una foto! Oggi vorrei far parlare alcune delle e-mail che ho ricevuto e che voglio condividere con tutti voi lettori. Metterò solamente se è una ragazza chi ha scritto o ragazzo, e la iniziale. Chi mi scrive, e vuole che metta il suo nome per intero, lo potrà fare senza problemi!
Ciao Christian, come procede il tuo pellegrinaggio?Come è stato il primo giorno di cammino? Proverò ogni giorno a scriverti...anche un solo pensiero, così saò con te...in spirito.
Che il Signore guidi i tuoi passi ed il tuo cuore.
"Signore,tu mi scruti e mi conosci
tu conosci quando mi siedo e quando mi alzo,
intendi da lontano i miei pensieri
osservi il mio cammino ed il mio riposo,
ti sono noe tutte le mie vie...
...Dove andare lontano dal tuo spirito?
Dove fuggire dalla tua presenza?
Se salgo in cielo, là tu sei;
se scendo negli inferri, eccoti
Se prendo le ali dell'aurora
per abitare all'estremità del mare,
anche là mi guida la tua mano
e mi afferra la tua destra.
...Scrutami, o Dio, e conosci il mio cuore,
provami e conosci i miei pensieri;
vedi se percorro una via di dolore
e guidami per una via d'eternità."
L (ragazza)
Ciao Christian......
ho appena finito di leggere il tuo blog.....
Che bello, sei la rappresentazione vivente della riuscita, del possibile anche quando sembra impossibile!
Ammiro la tua forza, il tuo coraggio,la tua costanza e perseveranza......
Io faccio parte di quella categoria di insicuri, sono il topolino che non nuota per paura,
e immaginare te che viaggi di continuo, che hai studiato tanto per giungere al tuo obiettivo finale,
che prendi parti e vai all'avventura SENZA PORTI LIMITI O PROBLEMI, è sicuramente incoraggiante.....
Ero d'accordo con tutto quello che hai scritto....molti di noi non vivono, sopravvivono, probabilmente
perchè non riescono a scrollarsi di dosso ansie, paure, e perchè si trascinano dietro i traumi delle cadute.....
Chissà che questo tuo nuovo cammino, che sto seguendo da lontano, giunto al suo termine non sarà stato talmente magico
da infondermi una nuova speranza, un nuovo coraggio per la vita futura......
Certo continuo a chiedermi come mai si affronti questo cammino così faticoso proprio in un mese così caldo come luglio!
Io dovrei bere in continuazione, poichè soffro di cali di pressione, penso che probabilmente non riuscirei a reggerlo!!!!!
E' ammirevole anche il tuo voler essere d'aiuto ad altri con la tua testimonianza, con le tue parole.....
Grazie......continuerò a seguire il tuo cammino.......
E (ragazza)
Complimenti, ho letto qualcosa nel tuo blog.
Condivido la tua sofferenza per gli esami, sto cercando di portare a casa, con le unghie, una laurea triennale in giurisprudenza iniziata tanti anni fa, ora lavorando la sofferenza aumenta, ma finalmente a Giugno ho passato un esame che ormai tentavo da anni; ora me ne mancano 5.
Anch’io partirò per il cammino di Santiago di Compostela il 20 di Agosto con Luciano di Pellegrinando, mi sarebbe piaciuto passare per la grotta di Lourdes dove sono stata tanti anni fa. L’anno scorso sono stata in Terra Santa, e il cammino continua.
Il tuo racconto sulla laurea mi ha commosso, quando sappiamo mantenere viva la speranza, abbiamo iniziato a capire qualcosa.
Buon cammino, la provvidenza ti accompagni ogni giorno.
P (ragazza)
A grazie di cuore a tutti per le vostre email!!!
Christian
Monday, 12 July 2010
21:16 | Posted by
Christian
07.30, mi sveglio naturalmente senza la necessità della sveglia, che in ogni caso non avevo messo. Sono indeciso cosa fare, se trattenermi un altro giorno a Arudy per riposarmi, sono solo preoccupato di non affaticare la gambe i primi giorni, per paura di infiammarmi i tendini. In ogni caso devo prima di tutto scrivere la giornata d’ieri, poi deciderò. Vado a fare colazione e incontro Pierre, che mangia pancetta, patate al forno e uva fritte. Lo guardo, e gli dico che non mi sembra la colazione tipica francese. Lui mi dice che è quella che facevano prima d’andare al campo i contadini, lui oggi deve andare in un paese a 50 km dove deve fare un percorso a piedi per scrivere una mappa per i pellegrini.
Mi spiega, che molti pellegrini, gli chiedono indicazioni, ma per lui il cammino è nuovo, è arrivato solamente da due anni e mezzo ad Arudy. Io bevo il latte e mangio una briosce con marmellata e uno yogurt. Pierre vive con un gatto, anche lui fa la colazione, solo che non so perché, la vomita tutta. Pierre mi da un foglio che ha scritto a mano e vi è indicata la strada per arrivare fino a Sarrance. La tappa è di 32,5 km circa. Finisco di scrivere la giornata precedente verso le 10.00, e tra preparare lo zaino, andare al super market per comprare qualcosa da mangiare, visto che so che non incontrerò centri abitati, si fanno le 11.20. È tardi, sono consapevole, però oramai ho deciso di partire, anche se ho qualche dubbio, forse mi sarebbe convenuto rimanere un giorno in più ad Arudy. Il cammino si svolge attraverso una strada asfaltata, ma non passano macchine, una ogni 20 minuti più o meno. La strada è in salita, regna il silenzio, rotto solamente quando passa un’auto. Cammino senza fermarmi fino alle 13.25, due ore di cammino.
Ho gli occhi chiusi perché mi è entrato un moscerino negli occhi!
Dopo di che, mi siedo a lato della strada, apro il materassino, e mi metto a mangiare il cuscus alle verdure che ho comprato a Arudy. Non ho le forchette, ma non è un problema, durante un mio viaggio in Nepal, mi insegnarono a mangiare con le mani, che non è semplice. Se andate in India, Nepal, e mangiate con le mani, usate la mano destra, non è una superstizione, è solamente che la sinistra la usano per lavarsi le parti intime, quindi vi guarderebbero alquanto disgustati! Dopo una pausa di 40 minuti, mi rialzo e continuo il cammino nel silenzio, bellissimo, lo adoro. La febbre è andata via, oggi no ne avevo, sono abbastanza contento, l’unico è che sento un po’ di dolore alla gamba destra, quindi devo diminuire un po’ il passo. La particolarità di questi posti, è che non si trova quasi nessuno in giro.
Verso le 15.30, finisco l’acqua, e in una deviazione per i campi, mi fermo in una casa, busso e chiedo dell’acqua, cosa che fanno subito, e mi trattengo un po’ a parlare con la signora che mi ha dato l’acqua. Continuo, e arrivo a un paese che Lurbe Saint Christau. Sono già le 17.00, e mi mancano 9 km da fare per un sentiero di montagna. Sono preoccupato di arrivare tardi a Sarrance. Stavo rispondendo a un messaggio, e avevo un sorriso, quando alzo lo sguardo, vedo un signore che mi guarda, io spontaneamente, gli dico Hola in spagnolo, lui parlava spagnolo e mi risponde. Mi chiede dove vado, e gli dico che vado a Sarrance, ma sono un po’ preoccupato perché mi fa male un tendine. Lui spontaneamente, mi dice che anche lui sta andando a Sarrance con la moglie, e mi spiega che anche loro stanno facendo il cammino di Santiago, solo che siccome lui è diabetico, ha paura che gli possa succedere qualcosa, allora, si è organizzato con la moglie con due auto, un’auto la mettono all’inizio del percorse, e un’auto alla fine. Iniziano il percorso e quando arrivano alla fine, vanno in auto a riprendere l’altra auto. Quindi anche loro andavano al mio stesso rifugio. Mancano 9 km, e non so che fare, sinceramente ne ho bisogno, non voglio forzare troppo, ma non so. Poi, ci penso, effettivamente molte volte dobbiamo anche riconoscere i nostri limiti, e quindi accetto. Comunque, poi ci ho pensato, che strana coincidenza, da quel punto in poi iniziava un sentiero di montagna, largo 30 cm in alcuni punti, con strapiombi di 40 metri, e non avrei incontrato più nessuno. Quindi se le energie mi avesssero abbandonato, avrei dovuto dormire nella montagna. In total oggi quindi ho fatto a piedi 21,5 km. Arrivo quindi a Sarrance e mi reco nella chiesa, dove il parroco ha messo a disposizione un’area. Appena arrivo, il parroco è impegnato perché sta facendo vedere la chiesa a dei turisti, dopo un po', si avvicina, e mi dice se sono italiano, e incomincia con, va bene, e continua in francese. Un turista, si avvicina, e gli dice, capendo che mi stava spiegando come arrivare alla struttura dove si alloggiano i pellegrini, si offre volontario per accompagnarmi. Mi spiega poi, in inglese, che lui aveva fatto il cammino a giugno, e che secondo lui, chi iniziava da fuori della Spagna, erano i veri pellegrini e non turisti. Poi, mi si avvicina e mi abbraccia fortissimo, e mi dice che era contento di avermi incontrato, mi saluta e se ve va. Dopo che mi son fatto la doccia, cambiato, vado dal parroco per farmi mettere il timbro nelle credenziali, e mi dice che si paga 8 euro per un letto in una camerata. Io non sono molto d’accordo, perché secondo me, le strutture d’accoglienza ai pellegrini devono essere ad offerta. Uno sa quanto può mettere o quanto no può mettere. Quindi glielo ho detto al parroco, che scocciato mi fa, va bene, facciamo 5. Mi è sembrato di essere in un mercato di Marrakech.
Sarrance
Non ha compreso ciò che gli volevo comunicare, cioè che chi va a fare un pellegrinaggio, è comunque un cercare se stessi, Dio, e le strutture religiose, devono appoggiare questo. Comunque sono contento adesso, così ho il tempo d’aggiornare il blog!
Un abbraccio a tutti, e un grazie a tutte le persone che mi stanno scrivendo!
Il chiostro della chiesa di Sarrance, dove ospitano i pellegrini
20:42 | Posted by
Christian
Mi sveglio alle 7.30 circa, Enzo già si sa preparando lo zaino. Io ho un po’ di mal di testa, che mi accompagnerà fino alla notte, che attribuisco alla fine, a un po’ d’insolazione che ho preso ieri. Enzo decide di partire subito perché vuole tentare di fare due tappe insieme, circa un 43km. Io non me la sento, e non fa parte della mia filosofia di viaggio. Io il cammino lo voglio vivere. La moderna società ci imprime continuamente una corsa, vuole darci ritmi sempre più veloci, un esempio della nostra era sono i fast food (cibi veloci). Non abbiamo neanche il tempo di sederci, e di gustare il cibo che stiamo mangiando. Io ogni volta che mangio, voglio sentire il gusto di ciò che mangio, lo voglio assaporare, voglio essere lì. È in quel momento che io sto vivendo, è in quell’attimo, quell’attimo che può diventare infinito, quel attimo dove posso incontrare la felicità. Il guardare il cibo, i suoi colori, chiudere gli occhi e assaporare, cambiare il cibo e provare un nuovo sapore. Se io non mi soffermo nell’attimo quando mangio, finisco la colazione, il pranzo o la cena, che mi sono completamente dimenticato il gusto di ciò che ho mangiato. Questa mia filosofia, io la utilizzo in tutto il cammino della mia vita. Perciò, io il cammino non lo voglio fare di corsa, perché perderei certi particolari, e a quel punto me ne sto a casa. Io nel cammino ho la necessità d’osservare il creato, ciò che Dio ha fatto per noi uomini, e rimango ogni giorno sempre più entusiasta. Il cammino ha inizio, e passo la prima ora recitando in silenzio il rosario. Sono molto contento, perché non ho mai tempo di recitarlo, e quando cammino lo trovo più semplice, posso farne tanti. Attraverso il rosario posso dialogare di più con la Maria, esprimere i miei pensieri, e cercare di ragionarli. Posso pregare per le persone che conosco, per chi mi è antipatico, per chi non conosco e rischia di morire nel peccato mortale, per me. Il pregare per le persone che mi sono antipatiche, mi aiuta a perdonare i loro limiti, a capirli, ad accettarli. Pregare per me, mi aiuta a capire i miei limiti, a capirli ed ad accettarli. Pregare per le persone che non conosco, mi aiuta a ricordare, che adesso, in questo momento, in ogni momento, ci sono delle persone che stanno soffrendo, che stanno subendo un incidente, un lutto, un’operazione, tutto ciò mi aiuta ad apprezzare maggiormente ciò che ho, mi aiuta a stare con gli altri, a condividere emozioni tristi, ma nello stesso tempo, a trasmettere una felicità, una felicità che è alla portata di tutti. Alle 10.00 sento le campane, è domenica, la chiesa è vicina, quindi affretto il passo e alle 10.04 entro in chiesa. La messa è a metà, sicuramente è iniziata alle 9.30. È appena finita la predica. La chiesa è molto bella, ci saranno un 35 persone, sono gli abitanti di questo piccolo paesino che si chiama Bruges. In prima fila, c’è una giovane mamma con una figlia malata con la sindrome di down. La bambina avrà un’età cronologica di 8 anni, ma ha uno sviluppo mentale e i comportamenti di una bambina di 4 anni. Ogni tanto si sposta, si nota che tutti la conoscono, ha un passeggino con una bambola che coccola. Nonostante la tristezza che si potrebbe recepire, al contrario, si recepisce una grande gioia. Durante la comunione, il sacerdote s’avvicina e bacia la bambina, è come se questa bambina più che tristezza abbia portato gioia. Può sembrare a vista di alcuni, un qualcosa di non normale, soprattutto perché nessuno di noi si augura certo di avere un figlio con la sindrome di down. Questa comunità è riuscita a trasformare la tristezza in felicità, questo è un miracolo, un miracolo che è a portata di tutti, non abbiamo la necessità di avere qualche dono particolare, noi possiamo fare i miracoli. È finita la messa e mi riavvio per il cammino. Passo attraverso i boschi, a volte fuori e posso ammirare le montagne, le valli, le belle case isolate, case da fiaba. Davanti a una di queste case, c’era un cancello aperto, esce un cane di mezza taglia abbaiando, a cui non faccio molto caso ma non gli do le spalle. Subito dopo esce un altro cane nero, più grosso, e come si sa, l’unione fa la forza, si avvicina abbaiando, sbavando, tenta di mordere, e quindi per difesa, con un calcio leggero da karaté, gli colpisco sotto la bocca, per fargliela chiudere, senza fargli male, cosa che però lascia spiazzato il cane, che scappa subito dentro il cancello inseguito dall’altro cane. A quel punto chiamo il padrone della casa e gliene dico due in italiano! Il significato del cane, è, che davanti anche a un improvviso problema, non lasciate mai che vi colpiscano alle spalle, e nel momento che cercano di colpirvi, difendetevi senza paura. Se io avessi avuto paura, e gli avessi dato le spalle, il cane mi avrebbe inseguito e morso alle spalle. Bisogna sempre mostrare la faccia all’avversario, e pronti a difendersi. San Pio, diceva che bisogna pregare, per vegliare contro le tentazioni, contro il male, affinché non ci colga impreparati. Arrivo verso le 14.30 a Sant Colome, chiedo a una persona un po’ d’acqua, e mi da una bottiglia di 2 litri, fresca, (chiedi e ti sarà dato) dopo di che mangio un po’ di pecorino sardo, e via di nuovo verso Arudy. Il cammino nei boschi mi fanno aumentare di molto il cammino, sono segnalati male, ma io godo della natura, di questa pace incontaminata, della solitudine. Non s’incontra nessuno in queste strade! Verso le 17.00 arrivo a Arudy, mi reco dove c’è la chiesa, e dei signori anziani, mi dicono dov’è la casa del parroco.
La casa parrocchiale di Arudy
Il parroco si chiama Pierre, non c’è, ma una signora anziana, mi apre e mi fa entrare in questa casa parrocchiale grandissima, avrà un 400 mq. Mi da una stanza, che bello!, col letto matrimoniale, cosa che adoro. Il letto sembra quello di Napoleone Bonaparte, il cuscino è come un rotolo di salame, pesante. Mi faccio subito una doccia, sono dolorante completamente, lavo la roba, e dopodiché arriva Pierre, il parroco, si presenta e mi dice che per le 19.30 prepara la cena. Io approfitto del tempo che ho per pubblicare qualcosa nel blog. Il tempo è velocissimo e mi chiama per la cena. Sono arrivati anche una coppia italiana, Franco e Maria, lui cammina da casa sua, cioè dal Trentino Alto Adige, mentre la moglie l’ha raggiunta a Lourdes. Loro fanno molti km al giorno, nonostante avranno un 65 anni e la moglie porta un busto perché le si sono inclinate tre vertebre in una caduta nella sua casa. Io non condivido queste maratone, non ricevi nessun premio, e perdi tanti particolari.
Christian, Pierre, Maria e franco
Pierre parla spagnolo, per cui ci incontriamo subito in sintonia, e alle 20.30 guardiamo la partita Spagna – Olanda. Anche Pierre tifa la Spagna, per cui ci siamo trovati uniti nel tifo, e per grande gioia di tutti gli spagnoli, la Spagna vince per 1:0! Fantastico! È la prima volta che la Spagna vince un mondiale! ¡Enhorabuena amigos españoles! Si è fatto tardi, vorrei scrivere, ma ho mal di testa, quindi decido di andare a letto e di scrivere l’indomani mattina!
Un abbraccio a tutti quanti!
Sunday, 11 July 2010
19:35 | Posted by
Christian
06.00… Wru!!! Wru!!! Wru!!! La sveglia suona, è ora. Mi alzo, si alza anche Enzo, ci laviamo, prepariamo gli zaini, facciamo colazione, il tempo giusto di salutare Juan Louise e di corsa alla cripta. Un merlo è all’entrata, passeggia. Il merlo è stato un uccello che sempre mi ha seguito nel mio pellegrinaggio di 5 anni fa., e con sorpresa lo rivedo. Cinque anni fa, tre, quattro merli, solevano seguirmi durante il giorno, il perché non l’ho mai capito. Ascoltiamo la messa, facciamo la comunione, e dopo la messa viene a salutarci una volontaria, che aveva letto sul mio pellegrinaggio, ed è voluta venire a salutarmi. Ci siamo fatti un paio di foto, e sono voluto andare alla grotta, dove c’era un’altra messa che ho voluto ascoltare e rifare la comunione. La prima messa l’ho dedicata a tutte quelle persone che conosco e che non conosco, che sarebbero volute essere lì, per iniziare il pellegrinaggio, ma che per svariati motivi, non sono potute venire. Quindi, simbolicamente, ho partecipato alla messa pensando anche a loro, ed è come se anche tutti voi c’eravate.
Durante la messa nella grotta, un merlo vola davanti alla Madonna e si poggia dove ci sono i pellegrini. Guardando bene, poi, mi rendo conto che c'era lo stendardo della Madonna di Bonaria, la patrona della Sardegna, incredibile, è venuta a salutarmi anche lei! Sicuramente perché qualche volta le ho detto che non si occupa di me, invece, eccola là, Grazie Mamma (Madonna di Bonaria). Dopo la messa, riempiamo le borracce d’acqua, saluto la Madonna di Lourdes, alla quale chiedo la protezione per il cammino, e ci rechiamo ad accendere una candela, che io accendo per tutte quante le persone a me care, e a tutte le persone che conosco e non conosco, e che in qualche modo sono legate a me con questo cammino.
Finalmente il cammino ha inizio, il cielo è coperto di nuvole, c’è un po’ fresco. La camminata si svolge pressoché in pianura, siamo ad una altezza che varia tra i 385 metri e i 340 metri. Il paesaggio è molto bello, verde. Ci sono tante belle case, con le persiane e le finestre colorate con svariati colori dell’arcobaleno, che rendono ancor più bello il paesaggio. Per mangiare ci fermiamo a Betharram, dove c’è anche un interessante monastero. Nel bar dove decidiamo di mangiare, non avevano cibo, per cui ci prendiamo un succo e un gelato. Il proprietario del bar, dopo che ha capito che eravamo pellegrini, ci ha regalato un paté fatto da loro e una baguette. Alle 16.00 circa, arriviamo sotto un sole cocente, a Asson, dove il parroco da un appartamentino per 10 euro a testa. Io sono stanco, oggi, il problema è che m è ritornata la febbre, che fortunatamente mi passa senza prendere pastiglie, sul tardi. Io e Enzo andiamo a comprare viveri, e verso l 20.00 ceniamo. Io ho le gambe distrutte, oggi abbiamo fatto 23,3 km. Non è tanto, ma essendo la prima tappa, il corpo ha bisogno di ambientarsi e prendere il ritmo! Adesso vado a letto, sono le 23.32, se no domani non mi sveglio presto! Una abbraccio a tutti!
19:13 | Posted by
Christian
Oggi è il 9 luglio, il giorno prima della mia partenza, finalmente andrò a fare il bagno alla piscina. Purtroppo la febbre ancora non è passata, ma non fa niente, non è molto alta. Arrivo alle piscine insieme a Enzo, che ha voluto accompagnarmi. Fortunatamente non c’è tanta gente, ci sediamo e pazientemente aspettiamo il nostro turno, nel mentre una voce all’altoparlante recita il rosario alterna dolo nelle varie lingue europee, con prevalenza in italiano, inglese e francese. Davanti all’entrata, in grande c’è scritto “Andate a bere ed a lavarvi alla fontana” e “Drink at the spring and bathe in its waters”. Sta per toccare a noi, e vado a prendere un depliant che spiega il significato del bagno, di cui faccio la trascrizione letterale:
“ALLA SORGENTE PER BERE E LAVARSI”
SIETE venuti alle piscine di Lourdes per bagnarvi nell’acqua della Sorgente che Maria fece scoprire a Bernadette, sotto la terra sul lato destro della Grotta.
Era il 25 febbraio, la nona apparizione, proprio quella centrale della serie delle 18 apparizioni di Massabielle. Bernadette sentì la Signora dirle: “Le dispiacerebbe di camminare sulle ginocchia… di mangiare quell’erba… PER I PECCATORI? VADA A BERE ALLA SORGENTE E A LAVARSI”.
Bernadette eseguì questi gesti con fatica. La terra era sporca, l’erba amara e l’acqua ripugnante. I testimoni, fino allora entusiasti, quel giorno si scandalizzarono, furono urtati, si rivoltarono. Bernadette fu schiaffeggiata, insultata e infine condotta davanti al Procuratore.
In quella giornata drammatica, che ricorda il Venerdì Santo, lei spiegò con calma che aveva fatto tutte quelle cose “PER I PECCATORI”. E, a cominciare da quel giorno, una preghiera grave e compassionevole segnò la sua vita. Cominciava a scoprire il mondo dei “peccatori fratelli nostri”, di cui la Signora le aveva parlato il giorno prima, dicendole: “Penitenza, preghi per la conversione dei peccatori”.
Il volto di Maria le era apparso così triste che Bernadette ne aveva pianto. Nel vangelo della Messa si leggeva, in quel momento, l’episodio del Cuore di Gesù Crocifisso, da cui sgorgarono Sangue e Acqua.
Ecco il contesto che ci permette di cogliere il significato dell’ACQUA di Lourdes:
-ACQUA che ricorda l’amore del Cristo che donò la vita “per i peccatori”;
-ACQUA che rimanda al battesimo che ci ha resi figli di Dio;
-ACQUA che ci invia al Sacramento della Penitenza, nel quale Dio ci offre il perdono, la purificazione, la riconciliazione.
È proprio perché abbiamo bisogno di rinascere, d’essere perdonati, purificati, riconciliati, che veniamo a quest’ACQUA, ricordando la Parola di Gesù:
“Chi ha sete venga a me e beva chi crede in me; come la Scrittura: fiumi d’acqua viva sgorgheranno dal suo seno”
L’evangelista commenta:
“Questo egli disse riferendosi allo Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui”
(Gv 7, 37-38)
Finalmente ci fanno entrare, ci si siede in delle panche, ci sono delle stanze, separate solamente da delle tende a strisce bianche e blu, che da quasi la sensazione di essere a uno stabilimento balneare. Il silenzio e la vista di qualche ammalato, ti riporta al presente, si vedono tante persone che hanno il proprio corpo sofferente. Ogni qualvolta una persona esce da una stanza, viene fatta entrare una nuova persona. Adesso è il mio turno, mi fanno entrare nella stanza. Si è sempre seguiti da qualcuno, non ti lasciano mai solo. Entro, ci sono 6 sedie, il pavimento è umido, ci sono 6 persone, di cui 3 sedute in attesa, solamente con gli slip, una persona che si sta rivestendo e un volontario che mi spiega che mi devo togliere la roba. Io mi cambio, rimango solo con i miei boxer neri, e osservo in silenzio. Ho un po’ di febbre, ma non mi preoccupo, l’unica preoccupazione è l’acqua fredda. Il mio pensiero va a quando avevo 8 anni, perché ero venuto a Lourdes in viaggio con mia madre, e mi aveva fatto fare il bagno nella piscina, ricordo solamente un panno bagnato che mi avevano arrotolato al corpo, e il momento in cui due persone mi avevano immerso nella vasca. Sono seduto, non ho fretta, osservo chi è seduto, cosa fanno, forse mi estraneo da tutto perché non mi ricordo niente, solamente una persona che si avvicina, mi tocca e mi dice che è arrivato il mio turno. Si aprono le tende, entro, le tende si richiudono. Rimango immobile ad osservare, davanti a me vi è una vasca, profonda un 80 cm più o meno. Ci sono delle persone, tre, mi guardano, sono vestite di celeste, sono dei volontari, come tutti d’altronde qui a Lourdes. Uno di loro, mi si rivolge in italiano, capisco che mi devo girare, un altro, mi mette un asciugamano per coprirmi, mi tolgo i boxer, mi avvolge un telo ghiacciato intorno alla vita, emetto un piccolo urlo! Mi guardano, e dico, è freddo! Due di loro non parlano, solo uno parla, mi dice di scendere i gradini della vasca e di percorrerla fino al muro, dove vi è una statua di Nostra Signora di Lourdes. Gli altri due stanno attenti a che non scivoli. Arrivo al muro, e c’è silenzio, nessuno parla, mi faccio il segno della croce, poi il solito signore vestito di celeste, l’uomo che parla, mi dice che mi posso raccogliere. Mi raccolgo per qualche istante, già avevo formulato lei intenzioni dentro il mio cuore. Il mio cuore ardeva dal desiderio di purificazione dal peccato, di rivivere il battesimo e di riconciliarmi con Dio. Recito una preghiera a voce alta, in questa atmosfera surreale. Eravamo in quattro, ma mi sembrava di essere solo. Ad un certo punto, l’unico che parla, mi dice di lasciarmi cadere nel vuoto all’indietro, così faccio, i due volontari che non parlano, mi prendono durante la caduta e il io mio corpo s’immerge nell’acqua di Lourdes a 12 gradi. Mi sembrava che tutto si fosse svolto a rallentatore, ho sentito l’acqua di Lourdes fredda, bagnare il mio corpo, viene un forte brivido di freddo e poi, tutto d’un tratto, mi sono ritrovato in piedi nuovamente, completamente bagnato. L’uomo che parla mi si avvicina, con una brocca piena d’acqua, me la versa nelle mani, mi lavo il viso, mi bagno la testa. Dopo il bagno si recita:
- “Nostra Signora di Lourdes. Prega per noi!
- “Santa Bernadette. Prega per noi!
Un volontario che non parla, mi copre con un telo, mi tolgo il telo bagnato, mi rimetto il mio boxer nero, saluto, esco e in silenzio mi rivesto senza asciugarmi. Mi sento bene, esco fuori, mi siedo, e mi rivivo la bellissima esperienza.
Finito il bagno, ne approfitto e vado a farmi vedere da un medico, il quale mi dice che ho bisogno degli antibiotici, che gentilmente, senza farmi pagare niente, me li da. Dopo di che, vado nuovamente a scrivere al computer per il blog e a comprare il nastro azzurro e giallo da mettere dietro lo zaino, come simbolo del cammino a Santiago e a Fatima. Il tempo scorre veloce e arriva l’ora della cena. Dopo cena, alle 21.00 vado alla processione che dalla grotta va al piazzale principale di fronte alla Basilica e che si svolge con le candele accese. Si canta e si recita il rosario. Rientro al rifugio, preparo lo zaino e vado a letto, domani è il grande giorno, si parte!
19:03 | Posted by
Christian
Oggi è 8 luglio, mi alzo alle 8 circa, faccio colazione nel rifugio, e mi reco a trovare la Madonna, ma prima mi fermo nel palazzo della riconciliazione e mi confesso con un prete spagnolo, visto che non c’era nessuno. Subito dopo mi reco alla grotta, dove è apparsa la Madonna, nel preciso momento che sta per iniziare la messa internazionale, la ascolto e faccio la comunione. Prego anche la Madonna di Lourdes per tutte quelle persone, che attraverso il blog, e-mail, mi hanno chiesto qualche preghiera da rivolgere a Nostra Signora di Lourdes. Dopo la fine della messa, vado verso le piscine, per farmi il bagno nell’acqua che della Sorgente che Maria fece scoprire a Bernadette, sotto la terra sul lato destro della Grotta, ma sfortunatamente era chiuso, per cui decido di recarmi il giorno dopo, e di dedicare il tempo al blog. Finisco di pubblicare il primo articolo che è quasi ora di cena, per cui rientro al rifugio per cenare. È arrivata una nuova pellegrina, una ragazza tedesca, che camminava dalla Germania a piedi, molto simpatica, solo che parlava solo tedesco, e durante la cena, mi spiegava le sue avventure in tedesco, nonostante anche a lei le ho spiegato che non parlo tedesco. Quindi alla ragazzo che faceva volontariato per aiutare Juan Luis, che parlava tedesco, le ho chiesto la gentilezza di tradurmelo. Ho pensato, che avrò che tutti mi parlano in lingue che non capisco, e insistono! Mi sto iniziando a preoccupare! Scherzo! Deve essere che sono simpatico! Verso le 23.00, arriva Enzo, è un signore italiano calabrese, ma vive da tanti anni a l’Aquila. Enzo a letto il mio blog, e vorrebbe iniziare il cammino con me, ma solo fino al 18 luglio, poi deve andare via, perché non ha tempo. Passo il tempo fino alle 01.00 scrivendo.
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